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NELLO SPIRITO DI FRANCESCO, LA BELLEZZA DEL CREATO.

di felice magnani

Mai come in questi momenti torna alla memoria il Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi. In un mondo che perde di vista la bellezza del creato, torna alla ribalta l’inno sapienziale di un santo che si è radicalmente immerso nella forza redentiva della creazione e del suo creatore, sottoponendo all’attenzione degli esseri umani l’importanza di quello che è stato predisposto per loro. Una Lauda dai caratteri tipicamente medievali, dove nella gentile mescolanza di lingua latina e di lingua italiana si connette l’amore nella sua massima profondità e ampiezza, un amore in cui si fondono materia e spirito e dove lo spirito guida con la sua sottile  leggerezza creativa l’emotività umana, il suo sentirsi parte attiva di una luce che apre all’uomo la via di un amore più alto. La forza del ringraziamento francescano è quella di una fede pura, pulita, sincera, semplice, popolare, che anima lo spirito di un santo diventato santo per imitazione di Cristo, dimostrando che nella vita per amare bisogna saper rinunciare e che nella bellezza c’è nascosto il segreto di chi l’ha fortemente voluta e creata. Ma una fede che rinuncia è davvero una fede? Sono in molti a chiedersi se l’amore debba sottostare all’oltraggio del male e della sofferenza, sono in molti a chiedersi come mai un Dio buono abbia permesso al male di mietere le sue vittime, sono in molti che proprio per questo hanno smesso in discussione la propria fede, ma la bellezza, soprattutto quando riposa nelle corde dell’anima, è capace di grandi voli, di annullare le distanze e di riconsegnare all’umanità disorientata la piena fiducia in una speranza che va oltre i muri e le barriere terrene. In questo momento storico, in cui le contraddizioni si moltiplicano fino a estorcere consolidati frammenti di fede, l’umanità ha forse capito che non basta lasciar libera l’intelligenza, immaginando che sia uguale o superiore a quella del suo creatore, perché non si può capire se non si ama, non si può amare se non si libera il campo da invadenze e retaggi che minano l’aspirazione a capire e a comprendere nella massima trasparenza possibile. Aprire l’intelligenza è aprire l’animo umano, quella parte che si mette in campo per ricordare che esiste anche un altro spazio di verità per conoscere il quale bisogna spogliarsi, proprio come ha fatto Francesco di fronte all’autorità paterna, dimostrando che l’amore non è strategia o acquisizione materiale di beni, non è fama, gloria, ricchezza o successo, ma vivere in tutta la sua pienezza la passione cristiana, nel rispetto della creazione e delle creature. C’è nella storia presente un monito che non ha mai cessato di esistere nella sua essenza profetica, vera e reale, pronta a esserci ogniqualvolta l’umanità viola il limite e cerca nella profezia dei santi il sostegno morale per continuare. E’ in una forte presa di coscienza che il Cantico delle Creature riannoda la sua  unicità e la sua attualità, è attraverso anche la voce di un papa  che le creature rivendicano la bellezza di una storia che prelude a un’altra altrettanto bella, dove il rispetto e la pace regnano sovrani, dov’ è possibile attingere l’energia pulita, che contribuisce a risanare e a rianimare, soprattutto quando la società non è più in grado di fornire risposte esaurienti a un mondo che ha perso per strada la sua bussola. 

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