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DIFENDERE IL CREATO, PARTENDO DALLE PICCOLE COSE

di felice magnani

Ci sono molti modi per proteggere il miracolo della creazione, primo fra tutti il rispetto. Rispettare significa partire da lontano, magari dalla famiglia, dalla scuola, da una società che s’impegna sul campo con l’esempio, dimostrando che siamo corresponsabili e che ognuno è chiamato a dare concretamente il proprio contributo. Dunque il tema dell’educazione ambientale ha sempre richiamato l’attenzione di tutti, letterati, scrittori, uomini di scienza, educatori, se sfogliamo le opere di personaggi famosi come Leopardi, ad esempio, leggiamo osservazioni acutissime e profetiche, nelle quali il pessimismo ha una sua ragione di essere e di lamentarsi, soprattutto quando le città diventano invivibili e l’inciviltà avanza a passi rapidi e veloci, destabilizzandone la bellezza. Dunque non è da oggi o da ieri che la natura nella sua versione ambientalista, naturalista e paesaggistica, alza la voce per dire all’uomo che così non si può andare avanti e lo fa con tutti i mezzi leciti di cui dispone, primo fra tutti la voce di giovani che, forse più di tutti, avvertono il peso di problemi che diventano sempre più drammatici con il passare del tempo. I giovani hanno una virtù che gli adulti di solito perdono per strada diventando grandi, la capacità di entrare emotivamente ed empaticamente nel cuore delle cose che contano, quelle belle, care, che scuotono l’anima, il cuore, la mente e che inducono a cercare soluzioni, a trovare risposte. La voce dei giovani è sempre fondamentale, perché risveglia cuori induriti dagli interessi personali, dalla ricchezza, dal potere, dall’idea che l’umanità possa fare tutto e il contrario di tutto. I cambiamenti climatici, a cui l’uomo contribuisce quotidianamente con l’immissione di veleni di ogni tipo, sono il punto attorno sul quale si focalizza l’interesse immediato, quello che mette in guardia dagli effetti che una prevaricazione prolungata nel tempo potrà provocare. Se i grandi problemi hanno bisogno di grandi soluzioni, ci sono anche i piccoli problemi che possono diventare grandi se non vengono presi e risolti in tempo. I nostri paesi e le nostre città sono diventati luoghi in cui diventa sempre più difficile conciliare la parola con l’azione, il buon senso con il controsenso, luoghi in cui ci si dimentica sempre più spesso di cosa sia veramente la bellezza e perché sia così fondamentale mantenerla in vita. Certo per difendere un patrimonio davvero unico, è assolutamente necessario creare un clima giusto in cui tutti si riconoscano e nel quale ciascuno riconosca di dover mettere qualcosa di proprio. Ristabilire il senso della dignità personale è un compito non facile, ma tutto è realizzabile se la società locale e quella universale pensano non più solo in proprio, ma in una misura molto più ampia, dove i problemi da risolvere sono quelli di tutti, per il bene di tutti. Ecco quindi che diventa fondamentale partire dalla famiglia e subito dopo dalla scuola. Se qualcuno camminando per le vie di un paese o di una città incontra bottigliette di birra e lattine abbandonate nelle vie, nelle piazze, nei vicoli, se camminando ci si rende conto che la pulizia delle strade lascia alquanto a desiderare, se alzando gli occhi o riaprendoli dopo un lungo sonno ci si rende conto che i patrimoni architettonici e monumentali sono caduti a pezzi e nessuno si è preoccupato di rianimarli, se camminando ci si rende conto che dove c’era il bel verde esuberante oggi c’è solo cemento, vuol dire che non si è stati abbastanza attenti a evitare che non solo il clima, ma anche la creazione in genere venisse trascurata, abbandonata e in alcuni casi distrutta. Si tratta forse di modificare il modo di educare, uscendo da un sistema eccessivamente chiuso, preda delle belle parole, delle lezioni verbali, delle situazioni strumentali, per entrare in quello vero, in quello vivo, quello che in molti casi osserviamo da lontano come se non ci appartenesse, ma che oggi più che mai ci chiama a essere presenti, a dare un contributo di energia, presenza e qualità. Scuola e famiglia possono fare moltissimo, così come tutte le altre agenzie educative, possono far nascere un interesse reale, farlo vivere mettendolo in pratica, in modo che le parole diventino radici solide e profonde così che, piano piano, si crei un interesse sempre più convergente e diffuso, capace di richiamare l’attenzione di molte persone e, soprattutto, di quel mondo giovanile che rappresenta il futuro. Giocare e pulire, rompere e aggiustare, abbellire, moderare, rinunciare, evitare, rispettare il mondo che ci troviamo di fronte, insegnare ad amare, a stimare, ad apprezzare, creare entusiasmo per quei piccoli lavoretti che se svolti con impegno e sollecitazione ogni giorno, con abnegazione e pazienza, possono rimettere a nuovo un luogo, una via, una piazza, restituendo al respiro la sua forza e la sua ampiezza, si può fare e lo si può fare senza troppi problemi, ma occorre lasciare il via libera a una visione che vada oltre l’interesse privato, iniettando entusiasmo, passione, voglia di fare, sovvertendo magari un ordine che è ormai disordine, perché non riesce più a comunicare emozione. Riservare dunque un’attenzione particolare all’ambiente in cui viviamo, adottando il rispetto come arma potrebbe essere una via da seguire. Ogni giorno è un nuovo giorno, ogni buona azione può essere già l’inizio di un cambiamento, di una vita più bella, appetibile, vivibile. L’ambiente nel quale viviamo è come il salotto buono di casa nostra, quello che manteniamo ben arredato e pulito, pronto ad accogliere le persone che ci vengono a trovare, manifestando tutta la nostra attenzione, il rispetto che portiamo a noi stessi e agli altri, per questo va osservato sempre con la giusta attenzione e con la giusta cura quotidiana da parte di tutti, in particolare da chi convive con l’educazione. Compiere ogni giorno un gesto educato nei suoi confronti significa adottarlo come un membro della nostra famiglia, dimostrandogli affetto e benevolenza, ma soprattutto far capire con l’esempio che le grandi trasformazioni possono partire anche da ognuno di noi, con quello che facciamo e per come lo facciamo. L’impegno di Greta, la sedicenne svedese, è davvero straordinario, lo è soprattutto nella parte che risveglia i cuori e le anime, nella parte in cui restituisce ai giovani un ruolo straordinario nella società mondiale, lo è per la capacità dei giovani di essere all’avanguardia mentre il mondo sonnecchia nelle sue croniche incongruenze e quindi meno male, meno male che cresce una consapevolezza e che esiste concretamente la possibilità che si affacci un mondo nuovo, giovane, pieno di voglia di fare, attento, cosciente, forse è davvero quello di cui abbiamo bisogno, per restituire all’essere umano la sua dignità, il suo sentirsi parte integrante di una vita che mai come in questo momento ha bisogno di esistere. 

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