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DARE UN SENSO ALL’ESSERE EDUCATORI

di felice magnani

Mai come in questi momenti l’essere educatore riveste un ruolo fondamentale. Chiunque collabori con le nuove generazioni, sia esso padre, madre, fratello, stato, chiesa, scuola, società civile, associazionismo, ha un compito molto importante da svolgere e precisamente quello di aiutare i giovani a crescere e a maturare prematuramente, in modo tale che sappiano affrontare al meglio i compiti che li aspettano. Essere maggiorenni non è solo un riconoscimento istituzionale, un premio alla maturità fisica o sociale, ma l’inizio di un cammino di responsabilità individuale, capace di interloquire con quel mondo delle regole che danno un senso alla convivenza comunitaria, rinnovandola, rassodandola e arricchendola di nuova linfa e di nuovi respiri. La scelta politica di far coincidere il raggiungimento della maggiore età con i sedici anni può essere una scelta vincente per tutti, ma solo se la società è convinta che le aspetta un impegno molto maggiore, più mirato, un impegno in cui l’aspetto educativo riveste un ruolo di primo piano. Agenzie educative come la famiglia e la scuola devono forse fare un profondo esame di coscienza, per cercare di capire che cosa i giovani si aspettano, di che cosa hanno maggiormente bisogno, quali sono i valori di cui ragazzini poco più che adolescenti cercano, per sentirsi parte viva e operativa della realtà nella quale vivono. Dunque una famiglia molto ben inserita nella vita sociale, con un occhio sempre pronto a individuare e a orientare, capace di cogliere le aspettative interne ed esterne, disponibile al dialogo e alla comunicazione in genere, pronta sempre a creare un sistema di relazione positiva con quel mondo esterno che si trova spesso sul fronte opposto, in posizione di fruizione argomentativa e ben motivata. Aumenta dunque il carico di quantità delle aspettative, ma soprattutto quello della qualità, per cui sarà necessario aggiornarsi, stare al passo con i tempi, sviluppare una conoscenza più approfondita dei propri figli, delle loro abitudini, delle loro necessità e dei loro bisogni, convergendo molto più spesso di prima sullo stato, sulla società civile, sulla costituzione, sul quel sistema delle regole scritte e verbali che stanno alla base di una matura e responsabile democrazia rappresentativa. La scuola stessa deve diventare espansiva non solo nella teoria, ma soprattutto nella pratica, nei suoi rapporti diretti con quella realtà che in passato è stata vista un po’ come una presenza lontana e spesso anche un po’ scomoda. Una scuola più valoriale, più pronta a mettersi in discussione, a cercare nella cultura passata e presente la possibilità di poter creare una redazione propositiva di novità. E’ bellissimo dunque diventare maggiorenne molto prima, sentirsi riconosciuti e stimati come persone che appartengono a tutti gli effetti alla società, persino in grado di orientarla, di sottoporla a giudizio qualora non fosse capace di fornire risposte adeguate a chi la interroga, certo è che i passaggi, quando sono così importanti, richiedono buona volontà e preparazione maggiore da parte di tutti. E’ finita l’epoca del : “Tu stai zitto, non è roba per te” e inizia quella del: “Tu cosa pensi? Che tipo di soluzione proporresti se ti venisse richiesto?. Le domande saranno tantissime e ben poste, proprio per questo l’atteggiamento dell’adulto dovrà essere consequenziario, attento, dialogico, preparato, sarà dunque un bell’esame anche per quella società che in molti casi è stata assente proprio nel rapporto con le nuove generazioni e i loro problemi, salvo poi ritrovarsi spaesata, confusa e depressa a fronte di situazioni poco protocollari, dovute nella maggior parte dei casi a una sottovalutazione delle difficoltà, quelle vere, quelle che si possono toccare con mano a ogni angolo, nella quotidianità. La maggiore età a sedici anni è una bella prova per tutti, educatori, giovani, adulti, istituzioni, a ognuno tocca una responsabilità nuova, data da chi giustamente immagina che giocare d’anticipo possa realmente ricomporre tutta una serie infinita di problemi anche grossi, che hanno diviso e che continuano a dividere le generazioni, invece di aiutarle a incontrarsi, a discutere, a trovare insieme le soluzioni, favorendo quell’empatia educativa che è la base su cui rigenerarsi. Essere educatori e diventare educatori, come toccherà anche ai nuovi ingressi, comporta più responsabilità, ma proprio per questo la coscienza civica individuale e quella comunitaria troveranno motivi di alleanza, per sconfiggere quella superficialità e quella leggerezza che per molto tempo hanno disegnato un’immagine falsa e spesso ipocrita della vita e della società in generale.   

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