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LA PARTITA SI VINCE O SI PERDE SUL PIANO EDUCATIVO

di felice magnani

Mentre il mondo si affronta a suon di spread, manovre, massimi sistemi, arrovellandosi su come e dove trovare i miliardi per pagare i debiti accumulati in anni di cattiva gestione del patrimonio economico, conviene forse ricominciare a camminare per le vie, le strade e le piazze dei paesi, per capire che tipo di Italia abbiamo costruito dopo le eroiche resistenze dei nostri nonni e dei nostri bisnonni. Camminare significa molte cose insieme, che in buona parte, forse, abbiamo dimenticato, pensando di essere diventati i padroni del mondo. Quali cose? L’osservazione, ad esempio. Ai fascinati dal green politico, collante apparente di tutte le nequizie umane consumate ai danni dell’ambiente, conviene suggerire di ricominciare a posare lo sguardo su tutto ciò che s’ incontra, per cercare di capire se quello che ci è stato promesso dai cercatori di voti, rappresentanti della pubblica moralità, corrisponda davvero a verità, o non sia il solito gioco di demagogia applicata. Chi osserva gratifica la mente, allarga il proprio cuore, legge i segreti della vita e si rende conto di come sia lo stato dell’arte del proprio paese, si forma un giudizio critico importante, che potrà servire al momento giusto per confermare una fiducia o cambiare strada, riponendola altrove. Il buon camminatore non tiene quasi mai la testa bassa, fa incetta di natura, ambiente, di umori, suoni, colori, guarda con curiosità tutto ciò che incontra e spesso pensa, riflette, problematizza ciò che vede e passa all’attacco, diventando fine suggeritore di restauro e di bellezza. Ecco a cosa serve camminare per le vie di un paese, fare un positivo bagno psicoterapico, crearsi un’idea di come sia sul serio la realtà e che cosa bisognerebbe fare per renderla più aderente a quel senso civico di cui ci riempiamo la bocca ogniqualvolta vogliamo mostrare anche quello che non c’è.  L’osservazione è fondamentale, permette di vedere non solo con l’apparato oculare, ma anche con la forza dell’emozione, con il cuore, con la mente, con quello spirito che rivendica la sua partecipazione attiva alla costruzione di un’immagine, di un progetto o di una idea. Il problema vero è che il cittadino ha disimparato a osservare, riversando questo suo stato sui figli e sui giovani che, a loro volta, non vedono più, accecati come sono dai giocattoli digitali, che  regalano l’illusione di farti sentire al centro del mondo, ignorando che alimentano la solitudine e l’isolamento. La grande partita prevede di insegnare ai giovani a osservare, a rendersi conto di come è fatto quel mondo così abilmente disegnato e promosso che ci ruota attorno tutti i giorni, in ogni attimo della nostra vita. Insegnare significa far conoscere e apprezzare, stimolare il senso di ciò che incontriamo sul nostro cammino, allargando lo spazio della conoscenza e quello del pensiero, in modo tale che tutto risulti un pochino più chiaro, più vero e più bello. Entrare nel senso delle cose, in quello delle immagini che popolano la nostra esistenza, porsi delle domande, chiedere, tentare delle risposte, avanzare delle iniziative, avvicinarsi sempre un po’ di più alla possibilità di sentirsi più felici, più capaci di interagire positivamente con quella realtà che cambia continuamente aspetto, umore e colore, sono éscamotage utili per tentare di dare una svolta, di cambiare anche temporaneamente la faccia di quella illusorietà che annichilisce l’energia fisica e quella mentale. Se camminando capitasse di incappare in una banda di preadolescenti che durante le festività dei santi e dei morti si diverte a far scoppiare petardi a ripetizione, a urlare bestemmie, a dare manate sui cofani delle macchine parcheggiate, magari nell’area di una chiesa e di un oratorio o vicino a una casa dove le persone cercano di godere della tranquillità di un attimo festivo, bene allora si avrebbe il dovere di chiedersi come mai? Se poi quel tipo di atteggiamento fosse giornaliero e le autorità preposte facessero finta di niente, per ignoranza o per convenienza, sarebbe normale domandarsi a cosa serve spendere soldi per arredare, quando manca completamente l’approccio educativo all’arredo, quando i fruitori dell’investimento dei soldi popolari fanno sempre e solamente i loro porci comodi, in barba alle buone regole educative. Se un gruppo di ragazzini di due paesi diversi spara petardi durante le due festività dedicate al silenzio, alla preghiera e al ricordo, vuol dire che sono completamente al di fuori della realtà, che sono abbandonati a se stessi e che sanno di poter fare tutto quello che fanno perché protetti dallo scudo minorile. Il problema è che quello che fanno va contro il buon senso, contro la legge, contro la legalità e contro quel sistema comunitario così amabilmente costruito in anni di sudori e di fatiche. Andare alla radice dei problemi, come in questo caso, significa cercare di trovare le cause per capire meglio gli effetti, ma bisogna che le agenzie e le autorità preposte facciano per intero il loro dovere, affrontando le tematiche in corso con buona volontà, competenza e impegno determinato e costante, nell’interesse dei minori e delle loro famiglie. L’impegno educativo non è un fatto natalizio o pasquale, riguarda tutto il corso dell’anno. Osservare e ascoltare, cercare di capire, prendere posizione, affrontare le situazioni, aprire gli occhi e le orecchie invece di chiuderli, sono passaggi obbligati per avere un quadro corretto della realtà nella quale viviamo. Molti, per non dire quasi tutti i problemi che incontriamo sul nostro cammino hanno una loro identità educativa che va affrontata. Non affrontarla o fare finta di nulla sperando in qualche formula miracolistica piovuta dall’alto non aiuta o aiuta solo in una piccolissima parte. Chi ha responsabilità dirette deve rimboccarsi le maniche e cercare di costruire una realtà dove siano ben chiari gli obblighi legali per tutti, piccoli o grandi che siano. Il buonismo interessato non porta mai a niente di buono, il problema esige competenza, dedizione, esecuzione, esige che si faccia fino in fondo il proprio dovere, aprendo bene gli occhi e attivando tutte le strategie utili per risolvere i problemi. E’ all’interno di un piano educativo generale, rivolto in particolare all’educazione giovanile, che bisogna guardare e lavorare fin da subito, perché nulla di quelle straordinarie energie giovanili vada perduto. Lavorare per i giovani con competenza e fermezza significa avere a cuore la crescita di un inestimabile patrimonio di energie e di intelligenze, fare in modo che un paese possa guardare avanti con fiducia e con serenità, senza continuamente sentirsi vilipeso e tradito nella sua generosa disponibilità. Lavorare con l’educazione e per l’educazione significa costruire una visione ampia e approfondita della realtà, senza tralasciare nulla, evitando la superficialità e la leggerezza, facendo in modo che tutto abbia un senso e che tutto contribuisca a creare le condizioni per un paese amato e stimato da tutti, dove tutti si sentono coinvolti e protagonisti. 

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