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E’ UNA QUESTIONE DI MISURE

di felice magnani

Non ci sono solo le piazze delle nostre meravigliose città o dei nostri bellissimi paesi, ce ne sono altre che non si vedono, ma che all’improvviso si possono accendere, dimostrando che le voci più acute sono quelle che sappiamo coltivare nel silenzio e nella riflessione, riattivando una coscienza spesso abbandonata a un destino senza speranza. In questi tempi la voce della coscienza riveste un’importanza fondamentale, attende chiunque aspetti che si passi da una condizione di subalternità a una più mite e coesa di solidarietà e di collaborazione. La solidarietà e la collaborazione vanno quasi sempre nella direzione di chi ha bisogno, di un bene o di una necessità, non precludono, ma includono, non abbattono, ma erigono, non insultano, ma esultano, assaporando la bellezza di una ritrovata serenità. Il Natale serve anche a questo, a riabilitare ciò che è latente, che non sa come fare per dimostrare che c’è e che nulla può opporsi a una pace duratura e reale. Vivere di nuovo il Natale è come scoprire che la vita esiste e che può essere una grande opportunità per tutti. Certo nella ricerca di una via comune non bastano slogan, promesse, ma occorrono fatti e i fatti contano su una solida rappresentanza d’immagine, per questo non passano inosservati. In tempi come questi, dominati da varie forme di furbizia, forse serve ritrovare un’identità, un modo di essere meno conflittuale e più umanamente morale, serve forse riporre in buon ordine le sofisticatissime armi della demagogia, per adottare un sistema di valori comuni nei quali riconoscersi e grazie ai quali incamminarsi. E’ ormai da troppo tempo che le barricate impediscono la comprensione, è da troppo tempo che l’uomo non è più fratello. In molti casi è diventato avversario, nemico, oggetto di una esasperata malversazione. Il Natale di quest’anno è davvero un Natale speciale, un momento di riflessione per tutti. Arriva acclamato da chi crede che il rispetto per la vita prevalga su tutto e che sia arrivato il momento di guardare avanti nel segno dell’unità, dell’interazione e del rispetto reciproco. Potrebbe essere il Natale della rinascita per molti che attendono che il buon senso prenda piede, che il lavoro torni a essere la certezza di un mondo nuovo, che l’educazione diventi la piattaforma comune attorno alla quale costruire la nuova città dell’uomo, una città in cui ciascuno eserciti la propria umanità e il proprio diritto, non dimenticandosi mai della sacrale bellezza del dovere. Potrebbe essere il Natale di una famiglia che si convinca sempre di più della propria missione, del proprio essere passaggio obbligato per una rinascita dell’amore su larga scala. Potrebbe essere il Natale di una scuola che non teme le differenze e le distanze, che si protende a coinvolgere e a formare il desiderio di umanità che vibra nel cuore dei ragazzi. Il Natale è l’inizio di un nuovo giorno, un giorno in cui la speranza prevale sui pessimismi e sulle distrazioni, il momento in cui l’umanità si accorge di nuovo di avere bisogno di qualcuno che la faccia sentire meno sola, meno amareggiata, meno soggetta alle insolenze, più vicina agli esseri umani, ai loro problemi, ai loro bisogni e alle loro necessità. 

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