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Giovanni Battista Montini, Il coraggio della modernità: il libro di Giselda Adornato, archivista e studiosa, svela la straordinaria figura di Paolo VI uomo di Chiesa

Al cardinale Giovanni Battista Montini (Concesio 1897-Castel Gandolfo 1978), eletto papa il 2 giugno 1963 con il nome di Paolo VI, toccò il compito di condurre a termine il Concilio Vaticano II che era stato aperto dal predecessore Angelo Roncalli, papa Giovanni XXIII e in cui lo stesso Montini era stato coinvolto nei lavori preparatori. Nel primo radiomessaggio del 22 giugno 1963 chiarì che la continuazione dell’assise di tutti i vescovi del mondo sarebbe stata “la parte preminente e l’opera principale” del suo pontificato, in particolare parlò della necessità di definire e rinnovare la Chiesa cattolica, di ricomporre l’unità dei cristiani e occuparsi del dialogo con il mondo contemporaneo.

Il Concilio si chiuse il 7 dicembre 1965 e alla figura del papa è dedicato il libro Paolo VI, il coraggio della modernità di Giselda Adornato (Edizioni San Paolo, 2008). L’Adornato, 52 anni, milanese, allieva di Giorgio Rumi, è una delle massime studiose della figura e del magistero del papa bresciano. Ha inventariato le sue carte arcivescovili nell’archivio storico diocesano, ha pubblicato nel 2002 la monumentale Cronologia dell’episcopato di G.B. Montini a Milano e ha partecipato alla pubblicazione dei quattro tomi dei Discorsi e scritti milanesi.

Spiega il cardinale Dionigi Tettamanzi nella prefazione: “Cuore è termine che compare centinaia di volte nel magistero montiniano. Non posso qui dimenticare l’omelia che l’Arcivescovo Montini pronunziò nel Duomo di Milano il 28 giugno 1957, giorno in cui mi ordinò sacerdote insieme ad altri preti ambrosiani: in quell’occasione, egli formulava una preghiera al Signore perché donasse a noi giovani ministri E continuava incoraggiandoci ad avere un cuore che non sa solo conoscere le pecore nell’ovile, ma va a cercare le altre, in una tensione che non deve avere tregua, spinta dall’amore”.

E’ in questa bellissima prospettiva missionaria che Giselda Adornato fa scivolare nel cuore del lettore la biografia di Giovanni Battista Montini, straordinaria figura di uomo di Chiesa che ha accompagnato per quindici anni la storia del mondo, camminando fianco a fianco con l’umanità, le sue gioie, le sue pene, i suoi drammi e le sue aspettative. L’autrice fa scorrere, secondo un preciso ordine temporale degli eventi, la modernità di un pontefice rimasto troppo a lungo in penombra. Nel libro della scrittrice milanese vengono messi in evidenza il forte legame di Giovanni Battista Montini con la famiglia, con le sue radici bresciane, i tratti umoristici e autoironici del carattere, la sua esperienza educativa, lo scontro con il fascismo, la sua passione civile, la sua grande attenzione ai problemi del lavoro, la sua difesa della vita, il suo slancio missionario, il suo essere pensatore ed educatore sempre, i suoi incontri, i suoi scontri, le sue mediazioni, la sua capacità di stupirsi e di indagare il lato positivo delle varie forme di umanità, la sua straordinaria esperienza come arcivescovo di Milano e quella altrettanto straordinaria di papa. Tutto procede secondo una prassi strettamente consequenziaria, vincolata alla documentazione storica, ai tratti umani, intellettuali e intuitivi che hanno contraddistinto la vita e l’opera di questa splendida figura di papa lombardo. L’autrice ci delinea un Montini capace di essere attento e razionale interlocutore su tutti i fronti della vita della Chiesa e del mondo, la sua capacità di essere accanto all’uomo come espressione della volontà di Dio. Ne emerge una figura sempre presente, ferma nei suoi fondamenti dottrinali, pronta a combattere e a lottare in nome della giustizia. Si tratta di un libro in cui la voce del pontefice è viva ad ogni pagina, pronta a proporre e a confermare, con quella passione morale e di fede che ha contraddistinto il suo lungo percorso pastorale, prima a Milano e successivamente a Roma.

Giselda Adornato riporta, tra i tanti documenti, l’intervista in forma indiretta che Giovanni Battista Montini ha concesso ad Alberto Cavallari, inviato storico del Corriere della Sera, il 23 settembre 1965, pochi giorni prima della sua partenza per New York, una intervista che ribalta i luoghi comuni e rende giustizia alla reale grandezza di questo pontefice.

“La successione a Giovanni XXIII ha cristallizzato intorno a Paolo VI il gioco dei contrasti e i difetti dello psicologismo. Di qui la contrapposizione simpatia-rigore, allegria-amletismo, estroversione-angoscia (...). Infedeli certi mezzi di propaganda televisiva e fotografici che lo mostrano teso, freddo, pallido. Come umore non m’è parso posseduto da incubi o da nevrosi; ciò che pare angoscia m’è sembrata riflessività; ciò che si definisce amletismo m’è parso realismo, con le flessibilità che il realismo comporta; e ciò che si descrive come indecisione, forse corrisponde a gentilezza di modi, prudenza, gradualismo. Infine, direi Paolo VI un uomo del suo tempo, non desideroso del gesto facile (...); cosciente che il suo tempo comporta solitudine, dubbio, contraddizione, e il coraggio impopolare di esprimerli; un Papa, insomma, che conosce la situazione storica in cui si muove, e la vive con una emozione segreta”.

Attraverso documenti e citazioni l’autrice ci presenta un Montini che affronta con realismo i tempi della vita e quelli storici legati alla imprevedibilità e al mistero, ad una storia che sorprende continuamente e che richiede risposte che possono mutare a secondo della atipicità degli eventi, dei caratteri e delle persone. Un Montini che sa usare la fermezza se necessario, ma solo per confermare la sua assoluta fedeltà al magistero spirituale della Chiesa cattolica. Un papa che continua l’opera innovatrice della Chiesa senza perdere mai di vista l’umore e la caratterialità dei tempi. Leggere il libro di Giselda Adornato significa procedere fianco a fianco con la paternità e la fraternità di un papa che evidenzia una forte sensibilità ecumenica.

A questo proposito l’autrice scrive: “...Merita un accenno l’attenzione al problema ecumenico, un interesse di rilievo nel pensiero di Montini fin dagli anni giovanili; la sua visione è tradizionale – l’unità può essere raggiunta solo se ci sarà il ritorno dei separati alla comunione con Roma – ma egli, negli scritti per la Fuci, rileva che la teologia classica non è in grado di essere efficacemente apologetica; dunque bisogna che la cultura cattolica raccolta la sfida...”. Paolo VI affronta il mondo del quotidiano cercando di conoscere e di farci conoscere sempre un pochino di più la realtà, con lo spirito disteso e aperto di chi offre il proprio personale contributo di sapienza e di semplicità, di spiritualità e di praticità, chiarendosi e chiarendo, domandandosi e domandando, nella predisposizione filosofica della maieutica socratica.

A pagina 290, nel paragrafo intitolato, Un bilancio storico e spirituale, l’autrice scrive : “...A dispetto di tutti i frettolosi bilanci che se ne sono tratti, la Chiesa che Paolo VI ha davanti agli occhi e che ripropone ai fedeli è vitale ed egli lo constata ogni giorno quando – nonostante le “voci che si compiacciono di sottolineare i suoi malesseri, di accreditare l’impressione di un suo letargo, di preannunciarne l’agonia o la fatale decomposizione” – prende visione della documentazione che gli perviene sull’azione di migliaia di catechisti, sui religiosi e le religiose, i laici impegnati, i gruppi di preghiera, le attività socio-caritative, la varietà dei movimenti apostolici e il lavoro dei teologi; il papa loda anche le comunità di base “degne di tal nome”, che si stanno moltiplicando...Anche se è evidente che – conclusosi il periodo dei viaggi e avanzata l’età – il papa è giocoforza più distaccato dal movimento di quelle folle che, ad esempio in India, tanto lo avevano impressionato; le udienze private alle diverse personalità gli danno il “polso” del sentire contemporaneo in una visione certo élitaria, che non comprende la prospettiva dell’uomo della strada; inoltre, considerando il pensiero di un pontefice, bisogna sempre soppesare i filtri che il suo entourage di Curia pone alla lettura degli avvenimenti...”.

Ecco come l’Adornato conclude questa parte: “Ma l’immagine del mondo interiore di questo prete, vescovo, servus servorum Dei, col tempo, potrà solo venire ulteriormente arricchita. E lo sforzo di umile coerenza tra quanto Paolo VI chiedeva alla Chiesa e ai cattolici e quanto esigeva da sé – nell’arduo disegno di corrispondenza tra l’uomo moderno e il suo Creatore – è l’unica accezione di “successo” che, oggi e in futuro, non può non venirgli riconosciuta”.

Dal libro si evince che Giovanni Battista Montini rappresenta in modo esemplare il magistero della Chiesa, compagno di viaggio di una umanità che cerca di trovare le risposte più adatte per ricomporre quell’armonia esistenziale, condizione essenziale per ritrovare la pace dell’anima.

Felice Magnani

 

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