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La scienza e la libertà dell'uomo nel pensiero di Jacques Maritain

“...La verità è che non è proprio della scienza il regolare la nostra vita, ma della saggezza; e che l’opera suprema della civiltà non è nell’ordine dell’attività transitiva, ma dell’attività immanente: per mettere realmente la macchina, l’industria e la tecnica al servizio dell’uomo occorre metterle a servizio di un’etica della persona, dell’amore e della libertà. Sarebbe un grave errore il ripudiare la macchina, l’industria e la tecnica, che sono buone in se stesse, e che occorre al contrario utilizzare per un’economia d’abbondanza. Ma l’illusione razionalistica è propria nel non capire che è necessario scegliere tra l’idea d’una civiltà essenzialmente industriale e quella d’una civiltà essenzialmente umana, per la quale l’industria è realmente solo uno strumento: è dunque sottoposta a leggi che non sono le sue. La nozione di piano muta allora di senso. Essa sussiste, dal momento che l’economia deve essere organizzata e razionalizzata; ma questa organizzazione e questa razionalizzazione devono essere l’opera di una saggezza politica ed economica che è prima di tutto una scienza della libertà, procedendo secondo il dinamismo dei mezzi al fine, e in continuità colla natura dell’essere umano, e non già una sedicente previsione matematica universale; d’una saggezza che si applichi a regolare l’industria non secondo le sole leggi dell’industria stessa, ma secondo le leggi…”.

Il pensiero del filosofo francese Jacques Maritain è straordinariamente umano e cristiano contemporaneamente, è dentro la storia dell’uomo e in quella del mondo nel quale l’uomo vive e opera, è come se ci ricordasse che nulla dell’intelligenza positiva deve essere aprioristicamente rifiutato, ma che non basta fruire, occorre un’etica della fruizione, una consapevolezza che si rafforza nell’identità cristiana, dove tutto si riconduce all’Intelligenza primaria, che sovrintende l’umanità con le sue ricchezze e le sue fragilità. Il pensiero di Maritain, oltre che essere profondamente cristiano e profondamente umano è giustamente razionale, di un razionalismo umanizzato, che conosce i propri limiti e che è consapevole della sua subordinazione temporale. L’uomo al centro della storia dunque, l’uomo con la sua libertà, con le sue consapevolezze, le sue responsabilità, con la sua dose di eticità, un uomo attivo e operativo, dinamico e intraprendente, capace di migliorare la condizione umana della collettività perché cosciente della propria missione morale, dalla quale non disgiunge mai il proprio umano operare. E’ l’uomo che mette a frutto la forza delle sue doti affettive e intellettive, guidato da una radicata e profonda consapevolezza del proprio servizio.

Affermava in questa direzione Papa Montini, rivolgendosi al mondo industriale: “Chi fa della tecnica ed è occupato come voi a costruire degli stupendi strumenti; chi, come voi, è riuscito a scoprire forze segrete fino a pochi anni fa, e strapparle dal regno della natura, imprigionandole e domandole, spesso non può trattenersi dal dire: “Obbedisci natura a me: sono io che comando! Io uomo, io primo scopritore, io scienziato, io ingegnere, io tecnico, io operaio!Ho potuto capire le tue forze silenziose e vaganti, le ho estratte dal tuo seno, le ho poste al mio servizio, me ne servo e sono diventato il padrone del mondo”. Questa padronanza, questa vostra stupenda abilità nel mettere le forze naturali a servizio dell’uomo può farvi credere di essere molto bravi; ma bravi al punto da dimenticare che le forze e le leggi di cui vi siete impadroniti non le avete create voi. Voi le avete trovate; voi avete saputo leggere dentro il regno della natura. Lo avete creato? Lo avete inventato voi? Da chi è stato creato? E’ una fantasia? E’ una poesia?E’ una cosa che germina nel vostro spirito? No! E’ una realtà a cui dovete obbedire per comandarla!”.

Un monito auspicabile e verificabile, soprattutto oggi, un tempo dominato dalla profonda crisi di un sistema che si è illuso di costruire la propria fortuna sull’economia, come se si trattasse di un corpo staccato dall’umanesimo della persona. Quella odierna è una storia che tende a sopprimere l’aspetto antropologico, per sostituirlo con quello di natura prettamente illuministica, dove il diritto si assolutizza e non lascia spazio ad alcuna forma di dinamismo pensante. Montini, come Maritain, coglie la forza evolutiva dell’intelligenza umana, ma anche i limiti di un materialismo che l’uomo molto spesso subisce, rimanendo schiavo di un delirante edonismo economico. E’ contro questo tipo di sudditanza che il filosofo francese e il Papa italiano collocano la loro posizione religiosa, mentale, culturale e spirituale, posizione che riflette l’essenza cristiana della storia. Il pensiero di Jaques Maritain è fortemente attuale e alternativo rispetto alla corruzione storica del costume che condanna la condizione umana ad uno stato di schiavitù economica, morale, politica e culturale.

Maritain preserva il valore fondante della libertà dai vincoli di una strumentalizzazione politica delle idee, come avveniva nei paesi ad economia socialista, dove l’uomo era costretto a subire il pensiero dominante incarnato dallo stato, dalla sua burocrazia e dai suoi burocrati. E’ il concetto di libertà di cui ha estremamente bisogno l’uomo di oggi, più che mai schiavo di una sofisticatissima dipendenza, dalla quale non riesce a riemergere. E’ il concetto di libertà che Montini esprimeva con chiarezza al Sacro Monte di Varese in un incontro con giovani lavoratori: ““...E’ l’idea che guida l’uomo. E’ l’idea che gli dà la nozione delle cose e degli scopi da raggiungere. E’ l’idea che genera la forza dell’uomo. E’ l’idea che fa l’uomo militante. Un uomo senza idea è un uomo senza personalità. E’ l’idea la fonte della libertà. Non dimentichiamo la parola di Cristo: la verità vi farà liberi. Per l’idea si vive, per l’idea si combatte, per l’idea si muore...”. In un altro discorso Papa Montini rafforza la bellezza e l’importanza del lavoro: “Dare lavoro all’uomo è creare in lui e nella società una prima pace, un primo ordine.

Chi provvede compie azione altamente benemerita. L’iniziativa privata giustifica socialmente se stessa ogni qualvolta crea nuova fonte di lavoro; e la comunità, che si impegna a non lasciare alcuno disoccupato, esercita uno dei suoi più impellenti e benefici doveri. Il beneficio non è soltanto pubblico, è altresì personale, psicologico; entra nell’animo di chi, impiegando le proprie energie, gode di sperimentare le proprie capacità operative e sente di formare e possedere se stesso: la fatica, che ha in sé qualche castigo, genera però in chi la compie un’esplicazione vitale, che la redime e la nobilita”. Ci troviamo di fronte ad un Papa che rafforza il pensiero cristiano sottolineandone la sua forza liberatrice, unita alla forza liberatrice del lavoro, espressione dell’intelligenza creativa dell’uomo figlio della creazione. Con Montini il disegno ripropone tutte le sue sfaccettature, la sua capacità di ricondursi al Principio. Sempre Maritain, nel suo libro, Umanesimo Integrale afferma : “La politica, in particolare, mira al bene comune del corpo sociale: ecco la misura. Questo bene comune, come lo indicavamo or ora, è un bene principalmente morale, e perciò è incompatibile con qualunque mezzo intrinsecamente cattivo”.

Quanta saggezza nelle parole di questo pensiero e quanta attualità. La politica mira al bene comune, non all’arricchimento personale e il bene comune è principalmente morale, quindi non ammette mezzi o strumenti contrari alla legalità e alla giustizia. I nostri politici si sono ampiamente dimenticati di tutto questo, hanno costruito la politica a loro immagine somiglianza e non si rendono conto neppure oggi, che la loro immagine crea disapprovazione, rifiuto, vergogna. Se Maritain fosse vivo inorridirebbe di fronte all’imperversare degli effetti collaterali prodotti dalla subordinazione della politica alla corruzione, al consumismo, alla tecnologia, alla macchina, a tutto ciò che mira a cancellare l’umanesimo, con la sua parte di saggezza umana e cristiana. Assistiamo pressoché inermi alla distruzione della saggezza, alla schiavitù dell’uomo, alla corruzione dei valori, sostituiti con il richiamo all’egoismo, al potere per il potere, alla ricchezza fine a se stessa.

Il filosofo francese mette il dito sulla piaga, sulla nostra impreparazione a sottoporre a giudizio etico la realtà che ci sta di fronte, col pericolo conclamato di essere incapaci di dare un volto e un fine alla nostra identità. Politica ed economia hanno viaggiato e continuano a viaggiare al di fuori dell’ umanesimo integrale, si propongono come fenomeni alternativi fini a se stessi e in qualche caso diventano prigioni dentro le quali si urla la propria estraneità. Forse è necessario ripensare il valore della persona, come ci hanno proposto Maritain e Montini nelle loro osservazioni e prendere atto che la vera libertà sta nella capacità di riconoscere i propri errori, nell’accettarli, nel permettere che la società faccia un passo avanti verso una sostanziale riappropriazione di credibilità.

Felice Magnani

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