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Il giardino incantato e il lamento delle greggi sui prati di Sardegna

di PIERA MALNATI    La campagna si stende a perdita d'occhio fino a raggiungere il mare, davanti al centro abitato di Tanaunella. La Sardegna, in primavera, è più bella che mai. Non ha niente della terra aspra ed arida, bruciata dal sole da sembrare senza linfa e senza vita che siamo abituati a vedere in estate. Ora è  tutta verde, di un verde così variegato e dissimile da sembrare una tavolozza monocromatica, di diverse sfumature. I campi, irrorati da fontanili che sgorgano dalle sorgenti sono di un verde tenero e fresco, mentre olivastri e mirti hanno chiome scure e cupe. Ma sono i fiori che parlano delle meraviglie di questa terra: le piante grasse sono in pieno rigoglio e si esprimono con infiorescenze dalla foggia più insolita ed affascinante con tonalità di colori incantevoli.

Le mimose sono così cariche di palloncini gialli, ora chiari ora più intensi, da piegarsi al suolo, sotto un grave profumatissimo carico. Calle, iris, strelitzie, arctotis, margherite e rose trasformano giardini ed orti, talvolta un po' trascurati in assenza dei turisti che affollavano la località in estate, in oasi tropicali. Anche gli alberi da frutto, non infreddoliti come quelli in continente, stanno già portando a maturazione grappoli di nespole succose. I limoni abbondano su piante senza foglie perché le hanno lasciate andare per riempirsi solo di frutti. Non è difficile, lungo il selciato, raccoglierne alcuni, caduti sotto la furia del vento e sfuggiti all'occhio del proprietario.

Hanno un profumo intenso, un'aroma forte che sa di mare e  di zagara. Non c'è un rumore, solo un senso di pace, di magica atmosfera: e' come  vivere in una dimensione irreale, interrotta solo a tratti dallo stormire del vento tra le foglie. Ecco arrivano le greggi, annunciate dal gracchiante suono dei campanacci. Si alzano belati monotoni e continui, che sembrano levarsi al cielo come lamenti. Si avvicina la Pasqua ed io traduco quei suoni in pianti materni che le pecore lanose non riescono a trattenere, pensando alla fine che presto faranno i loro teneri agnelli. E' un suono funereo che mi rattrista il cuore, mentre lancio l'ultimo sguardo al mare e mi allontano cullando immagini che non dimentichero'.

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