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IL VOLTO DELLA LIBERTA’

di felice magnani

 

Hanno parlato della libertà,

lasciandomi nell’anima un sogno represso.

L’hanno dipinta come una farfalla dalle ali dorate,

un uccello dalle piume variopinte,

un’oasi nel deserto,

un fiore appena sbocciato.

L’hanno partorita i filosofi,

gli intellettuali,

la gente perbene,

il potere,

i presidenti e i vicepresidenti,

i segretari e i capicommissione,

i geni e gli incompresi,

le donne dai volti di cera,

voltagabbana dagli occhi sfuggenti.

L’hanno partorita scrittori e poeti,

martiri e santi,

impiegati e operai,

docenti,

figli dei fiori e delle stelle.

Ognuno ha dipinto un’immagine,

marchiandola di egoismi privati,

di vuoti profondi,

di colori spruzzati

per coprirne il volto.

Mi guardo attorno

e la cerco

come un fanciullo che ha perso la palla,

caduta forse tra arbusti e filari

sparsi lungo le rive di un fiume.

Provo a chiamarla,

ma non risponde.

Tutto tace.

I visi sono terrei,

gli occhi immobili

come sfere d’acciaio,

le braccia conserte,

cuori sordi al richiamo.

Provo a farmi avanti,

ma il muro si erge

nella sua erosa superbia.

Non riesco a passare,

non riesco a parlare.

Il diritto?

Il dovere?

Lavori forzati,

sudati,

scavati nella pietra dura

dell’omertà.

Un giovane passa

e chiede: “Cos’è la libertà?”.

Chino lo sguardo,

raccolgo gli avanzi

ed esco dalla porta secondaria

senza fare rumore.

Mi siedo sulla panchina,

non rispondo.

Qualcuno si avvicina,

dà un consiglio.

Mi guardo attorno,

lascio a Lui il compito

di condurmi dove la libertà

non è solo un’idea

di uomini e donne senza volto.

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