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La lezione di don Carlo Gnocchi

S. MARIA DEL MONTE - In vista del 26 gennaio, quando gli alpini saliranno in pellegrinaggio al Sacro Monte per ricordare, alla luce delle fiaccole, la battaglia di Nikolajewka e i caduti nella campagna di Russia, vale la pena ricordare la figura del cappellano don Carlo Gnocchi, beatificato il 25 ottobre 2009 a Milano dall'arcivescovo Dionigi Tettamanzi, una cui reliquia è conservata nel santuario del Sacro Monte. Il giorno di ferragosto 2010 la Fondazione Don Gnocchi ne fece dono alla sezione varesina dell’Ana in occasione della Festa della Montagna e gli alpini l’hanno affidata alla chiesa perchè la conservi accanto all'urna che contiene la terra di Russia.

Carlo Gnocchi nasce a San Colombano al Lambro il 20 ottobre 1902 ed è ordinato sacerdote a Milano il 6 giugno 1925. Negli anni 1943-45 è assistente spirituale all’Istituto Gonzaga di Milano, nel ’41 parte come cappellano militare per il fronte greco e nel ’42 partecipa alla campagna di Russia.

Sopravvissuto alla tragica ritirata degli alpini della Tridentina e all’accerchiamento di Nikolajewka nel dicembre del ’43, torna a Milano e si ribella alla dittatura entrando nella Resistenza. Stabilisce contatti con i nuclei partigiani, ospita famiglie ebree e ricercati politici, procura documenti falsi ai fuggiaschi e ne favorisce l’espatrio clandestino.

E’ arrestato il 17 ottobre ’44 e rinchiuso nel carcere di San Vittore a Milano, poi liberato per intervento del cardinale Schuster. Trasferitosi in Svizzera, diventa l’elemento di collegamento tra i servizi segreti alleati e i partigiani. Dopo il 25 aprile ’45 incomincia a dar corpo al sogno maturato in Russia di darsi totalmente a un’opera di carità.

Dirige l’Istituto dei grandi invalidi di Arosio, fonda la federazione Pro Infanzia Mutilata e nel ’52 crea la fondazione Pro Juventute, oggi fondazione don Carlo Gnocchi Onlus, un'opera a sostegno dei bambini orfani. Una delle prime sedi sorse a Cassano Magnano e oggi la Fondazione è presente a Malnate con il Centro geriatrico Santa Maria al Monte.

Don Gnocchi muore a Milano il 28 febbraio 1956, ormai celebre in tutto il mondo come il “padre dei mutilatini” e dona le cornee a due ragazzi ciechi, inaugurando in Italia l’era del trapianto di organi. Nel 1943, davanti all'immane tragedia della ritirata in Russia che lasciò ai bordi della steppa giovani a morire senza speranza di salvezza né possibilità per i moribondi di essere confortati, il sacerdote scrisse il libro “Cristo con gli alpini” da cui traiamo questo bellissimo passo.

“Ho conosciuto l’uomo, l’uomo nudo, completamente spogliato… ho visto contendersi il pezzo di pane o di carne a colpi di baionetta; ho visto battere col calcio del fucile sulle mani adunche dei feriti e degli estenuati che si aggrappavano alle slitte come il naufrago alla tavola di salvezza; ho visto quegli che era venuto in possesso di un pezzo di pane, andare a divorarselo negli angoli più remoti… per timore di doverlo dividere con gli altri; ho visto ufficiali portare a salvamento sulla slitta le cassette personali e perfino il cane da caccia o la donna russa, camuffati sotto abbondanti coperte, lasciando per terra abbandonati i feriti e i congelati; ho visto un uomo sparare nella testa di un compagno che non gli cedeva una spanna di terra, nell’isba, per sdraiarsi freddamente al suo posto a dormire. Ho conosciuto l’uomo… eppure in tanta desertica nudità umana, ho raccolto anche qualche raro fiore di bontà”.

E qui Carlo pensa all’alpino che cede a lui un pezzo di pane mentre tutti e due erano morenti di fame e l’alpino che gli dice: “Tu sei cappellano, puoi ancora benedire, cerca di morire dopo di me” (dal libro di Giorgio Rumi ed Edoardo Bressan “Don Carlo Gnocchi, vita e opere di un grande imprenditore della carità”, Mondadori, 2002). S.R.

 

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