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CHI AMA REAGISCE AL MALE

Una irritazione non manifesta ci mette sulla difensiva davanti agli altri. Alimentare tale aggressività intima non serve a nulla (n.103) Invitandoci a guardare la trave nel proprio occhio anziché la pagliuzza nell'occhio dell'altro (Mt 7,5), la Parola di Dio ci chiede di non lasciarci vincere dal male, anzi di non stancarci di fare il bene. L'irritazione non manifesta – spiega Papa Francesco – che ci mette sulla difensiva nei confronti degli altri (come se fossero dei nemici fastidiosi che occorre evitare) suscita una inutile aggressività che ci portiamo dentro la quale, condizionando i nostri sentimenti, finisce per isolarci. L'indignazione, invece, è sana quando ci porta a reagire di fronte ad una grave ingiustizia. L’ira esplode quando ci sembra che un nostro diritto sia stato calpestato; ciò non è altro che il primo passo verso il far del male (cfr. Mt 5,22). San Giacomo descrive bene questo dinamismo: «Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non
vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra!» (Giac 4, 1-2). Non bisogna affatto lasciare che la nostra aggressività diventi un atteggiamento permanente; lo dice espressamente San Paolo, citando il Sal 4,4 (LXX): «Nell’ira non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira» (Ef 4, 26). Proprio l’ultima parte del versetto dimostra che qui si tratta di qualcosa d'altro. È l’“ira medicinale”, quella che reagisce salutarmente davanti al male e lo respinge. L'ha tanto raccomandato Papa Giovanni XXIII: “Fermezza col peccato, comprensione col peccatore!”. Ma anche questa, che è pure ira salutare, deve sapersi contenere per non «dare occasione al diavolo» (Ef 4,27) che
potrebbe servirsi di queste cose per insinuare – in famiglia come nella comunità cristiana – odio o malvagità. La virtù di non adirarsi in mezzo alle contrarietà che la vita ci presenta è figlia della mansuetudine, che ci è stata insegnata da Gesù: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). Ai miti, del resto, a coloro che reagiscono al male con la forza del bene è promessa una beatitudine speciale. Il paradiso è la patria di coloro che subiscono violenza, che ricevono calunnia, ingiuria e disprezzo, che sono perseguitati o vengono sfruttati da persone senza scrupoli. E' l'invito accorato di Paolo ai cristiani di Corinto: “Vi ho scritto in un momento di grande afflizione perché conosciate l'amore che nutro per voi. Il nostro cuore si è aperto tutto per voi. Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, apritevi anche voi!” (2 Cor 2,4;6,13).