Menu
A+ A A-

CHI AMA E' RICONOSCENTE

Il perdono presuppone l'esperienza di essere perdonati da Dio, giustificati gratuitamente e non per i nostri meriti (n.108) Una persona non è il suo peccato e, anche se sbaglia, deve perdonare se stessa, perché “Dio è più grande del nostro cuore”. La nostra religione, infatti, ha una sua originalità ed offre un grande vantaggio: nascendo con il peccato addosso, con un dolore innato nell'anima, con un difetto cucito nello spirito, i cristiani sono obbligati a sperimentare fin dal primo anelito la sofferenza morale, ma hanno la possibilità di redimersi con un niente. Chi nasce perfetto cos'ha da chiedere alla vita? Può solo peggiorare. Invece a noi è donata almeno la libertà di migliorarci! “Se accettiamo che l'amore di Dio è senza condizioni e che l'affetto del Padre non si deve comprare né pagare - scrive il Papa nell'Amoris laetitia - allora potremo amare al di là di tutto e perdonare gli altri anche quando sono stati ingiusti verso di noi”. Quando uno sperimenta di essere amato così com'è, di essere perdonato in tutti i suoi errori, anche gravi, di ricevere un dono (il perdono) senza merito, ha solo da rispondere all'Amore con l'amore! Qui sta la bellezza della nostra fede: non noi abbiamo scelto il Signore, ma è lui che ha scelto noi; è affascinante un Dio che si è dimostrato debole nel mendicare amore da me, e forte nel proiettarmi nel mondo per il quale potessi essere luce e sale. Un Dio che si fa uomo perché io mi faccia Dio. Un Padre che mostra la sua onnipotenza nella misericordia e nel perdono. Un Figlio che condivide l'avventura umana per diradare le nostre tenebre e dare gusto al vivere. Un Amico, lo Spirito Santo, che mi inonda d'amore, affinché io diventi un gioioso testimone del Vangelo. Il bene, per chi crede, sconfigge il male ed è più forte della morte. La domanda seria è: come illuminare il mistero del dolore con la luce della fede? Come è possibile convertire la sofferenza in un provvidenziale mezzo per crescere in umanità e imparare “i passi dell'amore”? Chi soffre per qualche male, cosciente della sua situazione, può pregare per la propria e l'altrui redenzione; può prendere su di sé il dolore dell'innocente ed offrirlo al Padre che, nei tempi e nei modi solo a lui noti, “cambierà il mesto incedere in passi di danza”. Lui, che raccoglie in cielo le nostre lacrime per farne un diadema nella vita senza fine e per mutare l'odio in “passi d'amore” qui, su questa terra, ci invita a fare nostra la risposta che S. Agostino ha dato al problema del male: “Ama e capirai”. E aggiungeva “Sia che tu corregga, correggi per amore. Sia che tu perdoni, perdona per amore. Sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”.