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Appunti di spiritualità del pellegrino: il dono del consiglio

 Stiamo vivendo un momento di Chiesa difficile, ma stimolante. Penso a quanto sta avvenendo in queste settimane, in cui arrivano dalle periferie ai centri diocesani, e da questi al centro nazionale, per finire al cuore della chiesa universale in sede vaticana, il questionario sulle famigliecon i dati utili in vista del prossimo Sinodo convocato per ottobre. La Chiesa – con Papa Francesco – valorizza lo stile della sinodalità e cresce nella capacità di “camminare insieme”. Se il pellegrinaggio è una forma di itinerario condiviso, fatto anche di tratti di cammino comune, allora la forma del “consiglio” dà luce e sapore alla vita comunitaria, in qualsiasi modo essa si svolga. Un modo per prevenire la mormorazione, che è sempre alla portata di tutti, è di raccogliere sempre – sulle questioni aperte – i diversi pareri, offrendo a ciascuno la possibilità di esprimersi liberamente, come parte attiva della stessa comunità.

Quando nella Bibbia si legge: “Lo Spirito santo e noi abbiamo deciso” si intende proprio il discernimento fatto insieme, come strumenti della grazia di Dio, in un contesto di preghiera e penitenza. Le buone ispirazioni, infatti, possono venire da chiunque. Inoltre fa bene esporre apertamente i problemi e avanzare da più parti delle proposte, parlandone con cognizione di causa e in un tempo disteso. Anche se un gruppo o una comunità eterogenea devono mettere in conto qualche fatica per il dialogo intergenerazionale, tuttavia ne traggono comunque giovamento sicuro, perché lo Spirito del Signore non solo è in ogni persona, ma parla anche attraverso ogni persona. Gli anziani servono per prevenire le esagerazioni, i giovani sono utili per sbloccare situazioni stagnanti... ma mentre questi devono tenere a bada il loro spirito irruento per contagiare tutti di entusiasmo e coerenza, gli altri devono fornire il meglio della loro saggezza, frutto di esperienza, senza fossilizzarsi sul “si è sempre fatto così”... 

Ecco alcune “consegne” tra due generazioni diverse: “Ti ho dato la vita, ma non posso viverla per te. Posso insegnarti delle cose, ma non posso impararle al posto tuo. Posso darti delle direttive, ma non posso esserti sempre accanto per guidarti. Posso permettere che tu sia libero, ma non posso essere responsabile dell'uso che farai della tua libertà. Posso andare con te in chiesa, ma non posso indurti a credere. Posso insegnarti la differenza fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma non posso decidere per te. Posso offrirti un consiglio, ma non posso obbligarti ad accettarlo. Posso donarti amore, ma non posso forzarti a riceverlo. Posso insegnarti a condividere, ma non posso indurti ad essere altruista. Posso insegnarti il rispetto, ma non posso obbligarti a comportarti con onore. Posso prevenirti circa gli amici, ma non posso sceglierli per te. Posso insegnarti intorno al sesso, ma non posso mantenerti puro. Posso avvertirti del pericolo delle droghe, ma non posso evitare che tu ne faccia uso. Posso avvertirti del pericolo del peccato, ma non posso renderti morale. Posso pregare per te, ma non posso far sì che tu cammini con Dio. Posso insegnarti di Gesù, ma non posso farne il tuo Salvatore. Posso insegnarti la strada della vita, ma non posso indurti a camminare per essa. Posso dirti come si vive, ma non posso vivere al posto tuo. La mossa adesso è tua, figlio mio!” (n.22).

Monsignor Erminio Villa

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