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CHI AMA ATTENDE LA VITA PIENA

La speranza nel suo senso pieno comprende la certezza di un vita oltre la morte. Tutti siamo chiamati alla pienezza del Cielo (n.117)  San Paolo lo spiega bene scrivendo nella prima lettera ai Corinzi: “La scienza inorgoglisce, l'amore edifica”. Conosce Dio non tanto chi lo studia, quanto chi lo ama. Una conoscenza puramente intellettuale è sterile e porta lontano dalla Verità... Da questo punto di vista dobbiamo imparare dalla fede dei semplici, dei bambini, dei piccoli, i quali alla loro giovane età sono connaturalmente religiosi, perché sentono il bisogno degli altri e sono capaci di meravigliarsi di tutto e di tutti. Oggi, purtroppo, è scomparsa non solo la fiducia in Dio, ma anche nell'uomo. L'individualismo rende incapaci di uscire da sé, rende impossibile la trascendenza, la ricerca del senso. Se non c'è più fiducia nell'umanità, come si potrebbe credere nella divinità? A mettere in imbarazzo la cultura moderna è proprio in particolare il tema della morte, la coscienza del nostro limite, il Vangelo che insegna la rinuncia e propone di prendere l'ultimo posto e di morire al mondo...! Ma proprio qui sta il bello che percepisce solo chi ama: guadagna tutto chi decide di perdere, è felice chi dà senza aspettarsi il contraccambio, perché Cristo non ci illude, ma assieme alla croce ci addita l'immenso potenziale della gloria che ci attende. Non ci illude, ma neppure ci delude, anzi ci apre davanti nuovi orizzonti. C'è una porta stretta da varcare per accedere al Regno dei cieli, come c'è un cammino difficile da percorrere con umiltà e pazienza; c'è un monte da raggiungere, il cui nome – Golgota – parla di morte, ma è premessa certa di risurrezione! Giunti là, l'ultima parola non sarà “dolore”, ma “amore”. L'umano e il divino a quel punto si amalgamano e cielo e terra si sposano nel miracolo di aiutare a leggere tutto in positivo: la fede è il sì dell'uomo alla chiamata di Dio – la croce è il sì di Dio all'uomo – la vita è il sì dell'uomo all'Amore – la risurrezione è il sì del Padre al suo Figlio Gesù e a tutti noi, suoi figli, ai quali dona il centuplo già qui e la vita che fiorisce nell'eternità. Ecco perché, nonostante tutto, anche nell'ora tragica della separazione a causa del sopraggiungere della morte, “in mezzo ai fastidi di questa terra – scrive il Papa - contempliamo l'altra persona con uno sguardo soprannaturale, alla luce della speranza ed attendiamo quella pienezza che un giorno riceverà nel Regno celeste, benché ora non sia visibile”. Nel silenzio, nella solitudine, nell'oasi preparata per chi ascolta con il cuore, il Signore pone la premessa per farci crescere come suoi discepoli.

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