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Poesie.... di Felice Magnani

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MEMORIA

Nulla è fuoriposto,

tutto occupa il suo spazio,

la sua gioia,

la sua croce.

Ogni atto,

pensiero,

gesto,

parola,

sono incollati

a una verità

che riannoda,

coniuga,

rifonde,

riunisce,

come se volesse dimostrare

che tutto corrisponde,

nulla va disperso.

Il tempo è generoso,

ma non dimentica nulla.

La memoria è come la vita,

aggiunge, sottrae, incolla, stempera,

imprime, sorregge, accusa, perdona,

con gradevole parsimonia

senza scomporsi,

con la grazia armoniosa di una farfalla,

su un fiore,

in primavera.

 

DOVE SEI?

Dove sei?

Non vedo il tuo sguardo attento,

la tua sensibilità,

il tuo giudizio imparziale.

Non vedo l’ironia che contraddistingue la tua storia,

l’impronta del tuo pensiero,

la voce ferma della tua condanna,

il sarcasmo della tua voce risolutiva.

Dove sei?

Non capisco il botto che irrompe quasi ogni sera

e il silenzio di chi ha il compito di mettere fine.

Non c’è presa di coscienza,

non c’è dimensione pubblica,

non c’è senso del dovere,

non c’è attenzione

non c’è rispetto.

E allora?

A cosa serve la fiducia,

a cosa serve parlare di diritti e di doveri,

a cosa serve riflettere su responsabilità pubbliche

e private

se quel mondo non si attiva,

se il cittadino non vede compiersi la sua volontà?

Mi guardo attorno,

ma non colgo espressione

o umore che sappia di democrazia,

di rispetto,

di riconoscenza.

Non vedo chi ha il compito di ordinare,

insegnare,

orientare,

restituendo all’uomo la sua libertà.

Ognuno per la propria strada,

con il suo fardello d’ inadempienze,

d’ilarità,

d’ipocrisia,

di verità riconvertite,

di dignità che muore giorno per giorno

senza restituire la sua parte di onestà.

Dove sei?

Non ti vedo in prima linea

con la bandiera della legalità tra le mani,

non sento urlare l’afflato del tuo benessere,

non ti vedo correre nel cuore del paese che trema.

Ogni volta che la dignità si perde per strada

o si perde nel buio,

continuando a esercitare

il suo diritto alla trasgressione,

penso a te,

a quello che dovresti fare,

dovresti essere

e mi rattristo,

mentre continuo a credere nel modello ideale

di una legge,

che esiste solo sulla carta.

PENSO

Penso,

mentre una lacrima brilla

in vampe di occhi

sospesi a un ricordo.