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LABORATORIO DI RESTAURO DELLE ROMITE

Le "Cronache" in sintesi che Mario Lodi redige da molti anni sul "Calendari do ra Famiglia Bosina", registrano in data 27 marzo 1970: "Al Sacro Monte, per iniziativa del vicario generale della diocesi ambrosiana, S.E. il vescovo mons. Maggioni, viene istituito nel convento delle Romite un laboratorio di restauro".

"Vi operano alcune madri guidate dal restauratore Carlo Alberto Lotti. Scopo: salvare dalla rovina preziose opere d'arte".

In realtà la nascita del laboratorio risale al 1969, ma giustamente il cronista la colloca nella data in cui ne è stata data notizia ai media.

Primi fra tutti il quotidiano "La Prealpina" che Lodi dirigeva, il settimanale "Luce!" e il "Regionale" della Televisione della Svizzera Italiana che realizzò un servizio filmato sul posto.

Sono già trascorsi trent'anni da quel momento e il laboratorio ha sempre operato senza interruzioni e progredito.

Ha lavorato in silenzio dando molto al perpetuarsi della vita di molte opere d'arte ed è progredito aggiornandosi di continuo sulle tecniche della conservazione dei beni artistici, con la consapevolezza di aver dato vita ad una attività orientata a tramandarsi nella comunità nel corso dei secoli, sino a diventare tradizione.

Dal primo ambiente di lavoro, ubicato in alcune aule del convitto ottocentesco ormai privo di educande dopo le indicazioni del Concilio Vaticano II, le madri restauratrici si trasferiscono al piano superiore della attigua chiesa quattrocentesca in disuso, dedicata all'Annunciata e alla Trasfigurazione, tramezzata verticalmente e orizzontalmente già dal tardo XVII sec., sino ad adibire quel piano a dormitorio delle ospiti.

Quando le madri pensarono di recuperare quello spazio come rinnovata chiesa della Trasfigurazione e di adibire il complesso dell'educandato a Centro di Spiritualità, il laboratorio ebbe la sua sede definitiva, ristrutturando con principi di restauro un vecchio edificio del complesso monastico, nel cuore della zona di stretta clausura.

In trent'anni sono passate delle pazienti, abili e consapevoli cure delle madri restauratrici molte opere d'arte: tele, tavole, statue, affreschi strappati, oltre ad ogni sorta di manufatto delle arti figurative e decorative bisognoso di particolari cure per tramandarsi nel tempo.

Ogni opera è sempre stata schedata con allegata la relativa documentazione fotografica.
Se il monastero dà molto per la conservazione del patrimonio artistico trae anche grande motivo di riflessione da questa disciplina.

Non solo le monache direttamente interessate, ma tutta la comunità, si trova coerentemente allineata con i principi basilari perchè il restauro possa essere esercitato con consapevolezza.

Ogni atto, ogni intervento su di un'opera dell'uomo deve accertarsi sulla verità originaria anche se celata, considerarne la caducità e intervenire reversibilmente con tecnica, scienza e conoscenza, rispettando religiosamente la personalità del "creatore" di quell'opera.