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Terza Pagina

UN NATALE ALLA RICERCA DEL VANGELO

  • Categoria: Terza Pagina

251220123 SC

di felice magnani

E’ incredibile immaginare che un Dio si faccia uomo e venga qui da noi a nascere in una stalla tra un bue e un asinello, circondato di angeli e di pastori, mentre fuori il freddo pungente copre di brividi di freddo uomini e animali e mentre il ricco giace tra damaschi e retoriche di una vita senza senso, disteso sui velluti a immaginare nuove ricchezze e nuove conquiste. Quanta gioia in quella storia di Nazareth, raccontata al tepore di una fiamma o ascoltata dalla voce familiare di un prete durante una predica. Quanti pensieri, quanti sogni e quante gioie e quante attese! Quante volte l’abbiamo ricostruita su tavoli e sedie o angoli arredati di una casa o di una chiesa, così come l’avevamo ascoltata, magari da un vecchio con la barba bianca candida come la neve, come se in quelle parole soavi ci fossimo anche noi, con la nostra voglia di vedere, sentire, osservare, capire, con quella gioia nell’animo che appare ancora oggi fantastica e incredibile. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe bastata una stalla per nascere, un’obbedienza per sentirsi felici, una stella per indicare all’uomo la via di una verità che avrebbe risollevato le sorti del mondo. Eppure tutto quello che poteva sembrare l’inizio di un cammino è diventato improvvisamente difficile, tanto da non riuscire quasi più a trovare i supporti più adatti per essere riconfermato. Un anno di morti, missili a lunga gittata, esplosioni, camion, macchine e furgoni impazziti, gettati a tutta velocità per uccidere uomini e donne inermi, camminatori felici di un mondo in cui qualcuno aveva pensato di collocarli perché ne godessero i colori, i rumori, gli umori, i contenuti e le forme. Quanti esseri umani hanno perso la loro vita per colpa della cattiveria umana, nell’attimo in cui la vita sembrava appena sbocciata, capace di offrire la tenerezza meravigliosa di un sentimento, di un sorriso, di una carezza, di una continuità immaginata chissà quante volte. Quanti giovani sono stati sbranati dalla follia umana, raccolti esanimi dove qualche secondo prima avevano parlato, pensato, ricordato, osservato e sorriso, come se il cammino fosse appena iniziato e non dovesse finire mai. Quanti corpi finiti in fondo al mare, quanti esseri umani venduti e comprati come animali al mercato, quante parole inutili e quanta cattiveria, quanta malavita, quanto male abbiamo dovuto osservare e sopportare con le lacrime agli occhi e con il cuore in sussulto, senza poter fare niente, per continuare a sottolineare che nulla è più grande e prezioso della vita umana. Di voci ne abbiamo ascoltate tante, alcune nobili, altre povere, alcune intonate, altre stonate, ma una in particolare ha lasciato un segno, pur in un tramestio di pareri a volte contraddittori, una voce che supera le altre per la bellezza di una santa tradizione di cui continua la storia, riportando in primo piano le note di un testo che non viene reclamizzato, ma che rimane pur sempre l’unica parentesi confortevole in un mondo che scava alla ricerca di verità senza ottenere risposte. E’ nelle parole del Vangelo che il Natale si ricompone, lasciando nell’aria un delicato profumo di riconquista, capace ancora di rigenerare cuori messi a dura prova dalla follia mondana di un mondo che brancola nel buio.