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Terza Pagina

CHI DIFENDE OGGI IL MONDO OPERAIO?

  • Categoria: Terza Pagina

operai

di felice magnani

C’era una volta il mondo operaio, quello delle fabbriche, che si alzava alle cinque di mattina e che faceva i turni di notte, un mondo straordinario, tirato fuori spesso nelle bufere esistenziali, quando il posto di lavoro e il salario minimo non quadravano o quando i diritti e i doveri valevano per gli altri e pochissimo per chi faticava moltissimo. Un mondo da riqualificare, che chiamava in causa trattamenti dal volto umano, rispettosi dei cuori e delle anime, del lavoro e delle famiglie, un mondo che era stato l’anima di una grande rivoluzione, che aveva trovato strenui difensori tra i partiti e i movimenti, nel mondo sindacale e in quello politico, nei rappresentanti ufficiali del mondo cattolico. Ci sono pagine bellissime dell’arcivescovo Montini, sul lavoro, sulla sua capacità di far sentire l’uomo meno vittima e suddito e più autentico depositario della religiosità del fare, del creare, dell’inventare, del credere. Montini credeva ciecamente nel lavoro, nella sua essenza, nella sua capacità di attrarre, di coinvolgere, di dimostrare quanto l’intelligenza divina, se applicata, potesse entrare direttamente in sintonia con l’aspirazione umana al fare. Dunque una chiesa attenta, sollevatrice di cuori e di speranze, capace di trasformare la filosofia in operosità concreta, di cui la religione diventava attenta promulgatrice. Un passaggio fondamentale quello della chiesa montiniana, capace di stemperare un mondo del lavoro trascurato, lasciato in balia di ideologie, antagonismi e ritorsioni, incapace di generare speranza e soprattutto di credere nella capacità di essere espressione autentica dell’Intelligenza divina. Non più dunque un lavoro figlio di un materialismo negletto, ma espressione autentica di un uomo convinto di essere qualcosa di più di un semplice esecutore di volontà altrui. Sul lavoro si è sempre speso troppo poco e solo in circostanze difficili, quando la spada di Damocle scendeva impietosa sulla sua testa per definirlo, isolarlo, trattandolo come il nemico da convertire. Eppure quel mondo complicato e difficile ha dimostrato la forza e la bellezza del lavoro anche nella sua durezza espressiva, nella sua presunta volgarità, ma pieno di una straordinaria estensione morale, capace anche di andare oltre, di dimostrare quanto avesse bisogno di attenzioni e riconoscimenti, di umanità, di sentirsi amato e sorretto e non irriso da chi lo usava per fini propagandistici o per incrementare il valore del potere e quello della ricchezza personale. Se qualcuno avesse realmente pensato alla forza innovativa del lavoro lo avrebbe eletto a giudice costituzionale, gli avrebbe conferito la giusta dignità, lo avrebbe sollecitato, promosso, insegnato, gli avrebbe riservato una piazza ancora più importante, in cui la voce non fosse solo espressione episodica di sofferenza e incomprensione, ma di voglia di fare, di sentirsi utile, di essere ascoltata e capita, di trovare quella comprensione nella quale fosse più facile affrontare la durezza di un destino pieno di difficoltà. Oggi quel mondo sembra quasi scomparso. C’è ancora chi lo richiama e lo raccoglie per affermarne la presenza, ma il lavoro stenta a crescere, a trovare spazi, è vittima di inadempienze e di diatribe che non si risolvono, di prevaricazioni e sopraffazioni, di negligenze, di menefreghismi, ma c’è, è lì che aspetta di essere riconosciuto, valorizzato, riamato, immaginando che la storia abbia capito dove stia di casa la rinascita di un paese. Si ricomincia a parlare di ultimi, di povertà, di gente che non sa dove andare a mangiare e dove andare a dormire, di operai che perdono il lavoro perché le fabbriche chiudono e si trasferiscono altrove a volte senza preavvisare, di multinazionali che si fanno vive quando c’è da raccogliere e se ne vanno quando diventa indispensabile aiutare il prossimo in difficoltà, eppure i porti straripano di yachts, i ristoranti sono sempre pieni, i suv sono all’ordine del giorno, la gente se ne va in vacanza nei paradisi dove il sole e il mare la fanno da padroni. Un mondo davvero strano, dove chi predica sono i più ricchi, quelli che hanno tutto e che si possono permettere di urlare, insultare, predicare, passando il loro tempo profumatamente pagati da chi ha soldi da buttare. Il mondo operaio c’è e si fa sentire, forse ha capito che non bisogna mollare, che è pericoloso lasciarsi andare e che la società ha ancora bisogno di qualcuno che la inviti a svegliarsi.

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