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Terza Pagina

TRA SCIENZA E RELIGIONE

 

galileo

Cristiano Banti: Galileo davanti all’Inquisizione, 1857

di felice magnani

E’ un conflitto che esiste da sempre e che in alcuni momenti ha raggiunto punte davvero elevate, basti pensare all’Illuminismo in Francia e in Europa e alla sua diffusione. E’ sempre difficile stabilire con esattezza quale sia il vero motivo dell’inclinazione umana, soprattutto quando c’è di mezzo un primato e naturalmente un potere. I sistemi umani hanno il pregio dell’indagine e dell’investigazione, permettono all’intelligenza di sorvolare ad ali spiegate il suo campo, lasciandole l’illusione che ci sia sempre una spiegazione per tutto e che il limite, qualora venga riconosciuto, resti nel pensiero che l’ha ordinato,magari subordinato a un interesse o a una convenienza. Ecco il vero problema: fede e ragione sono davvero così distanti tra loro al punto di negare le rispettive esistenze o non sono parti consistenti di una natura che si sa orientare in virtù del pensiero che l’ha generata? La disponibilità umana alla comprensione morale, sociale, economica e culturale resta un grande punto di partenza sulla via di un radicamento riconosciuto, tutto concorre a determinare la conoscenza, anche quando sembra che le ragioni dell’uno siano alternative o antitetiche rispetto a quelle dell’altro. Ogni ragione porta al suo interno una parte di verità e nulla resta confinato nelle più totale indifferenza, ogni immagine cognitiva, per quanto apparentemente secondaria, contribuisce a definire meglio una verità, perché la verità è sostanzialmente figlia di una condizione umana repressa, che cerca sempre, disperatamente, di trovare delle vie di fuga o delle possibilità attraverso le quali confermare la propria naturale instabilità, la propria voglia di libertà. La ragione porta con sé la sua parte di fede e la fede si appoggia alla ragione per permetterle di sollevarsi, di trovare nuove vie e nuovi spunti per sollecitare il viaggio della conoscenza. In un moto dinamico ogni aspetto della realtà non è solo e dimenticato, ma è parte viva e attiva di una ricerca che si dilata e si protrae per trovare delle conferme. L’Illuminismo ha estremizzato, ha eretto barriere, ha cercato nell’individualismo estremo la via di un’autocelebrazione, dimenticando forse che il termine ultimo della conoscenza non è la negazione, ma l’assunzione di sempre nuove responsabilità capaci di sollecitare, di dare forma, di umanizzare raccogliendo dati, di creare momenti positivi in cui depositare la voglia di approfondire. I problemi nascono quando il moto dinamico naturale delle cose o del pensiero diventano muri, quando si cancella la libertà in nome di verità stigmatizzate, incamerate tra poteri e primati, rese incapaci di produrre movimento, di orientarsi e di confluire. Nulla di ciò che è umano è rigidamente stabile, neppure la morte, che pure offre il fianco a un radicale svuotamento di ogni forma di vita. Ma chi può confermare che alla morte fisica corrisponda anche quella spirituale? Siamo sicuri che l’anima non sia molto più evoluta di quanto si voglia far credere, al punto di poter vivere oltre la realtà corporea? La filosofia non deve porre barriere, ma aiutare l’umanità a superare i suoi problemi e le sue difficoltà, consentendole un livello umano di conoscenza che la metta al riparo da facili illusioni o esacerbate delusioni. I latini sostenevano la forza esorcizzante della virtù, forse è il caso di non dimenticarlo e di consentire alla libertà di spiccare il suo volo alla ricerca di nuove possibilità per sottolineare con forza la bellezza della vita in tutte le sue forme e le sue espressioni.