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RAGIONE E FEDE

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di felice magnani

Dante? Non l’ho amato subito, forse perché l’insegnante di lettere non me lo ha fatto amare come avrei voluto. Era un bravo docente sotto il profilo umano, ma non aveva entusiasmo, era ripetitivo, diceva cose che aveva sottolineato mille volte, ma senza curare l’aspetto emozionale della comunicazione e dell’interpretazione. Non approfondiva e non attualizzava, lasciava scivolare la materia nella sua fredda interpretazione narrativa, non le passava il suo pensiero e, soprattutto, non creava vibrazioni. Il risultato era che quella poesia straordinaria sotto diversi profili, risultasse pesante, fredda, distaccata, complicata al punto che ne avresti fatto a meno e poteva succedere che ne studiassi soltanto l’involucro esterno, quello che serve a custodire e a delineare i contenuti profondi che animano il pensiero filosofico, psicologico, sociologico e letterario dell’uomo e dello scrittore. Dunque un inizio traumatico, in cui il principe della lingua italiana sfugge e si perde per strada, lasciando strascichi di negatività varie e un concetto di scuola che non corrisponde alle aspirazioni profonde di chi orienta il suo cuore alla bellezza di un messaggio che gli faccia capire il senso vero e profondo di una vita che si apre. Capita però che ci siano parole, vibrazioni, versi o episodi che lascino il segno anche inconsciamente, che si appiccichino alle pareti interne del cuore e della mente e che non vogliano più andarsene, perché si sentono riscaldati pur nella loro sfuggente temporaneità. Poi il tempo ineluttabilmente trascorre e riprendi quei versi e quella storia per rileggere e approfondire ciò che la superficialità umana ti ha negato. Lo fai con garbo, senza precipitare, con quella persuasiva disposizione d’animo che facilita al massimo il passaggio della comunicazione, permettendole di pensare, rielaborare, soppesare, valutare, offrendoti tutto il tempo necessario per una presa d’atto che non sia solo di natura impositiva. La riscoperta corre di pari passo con la maturità, con l’acquisizione di un’ampia disponibilità umana e culturale, con quell’entusiasmo che ti fa entrare in un mondo molto più grande e stimolante di quello che ti avevano fatto credere. Lo fai anche perché diventa importante per il lavoro che il destino ti ha riservato, far capire il valore di una cultura che ha dentro di sé verità che sono particolari e universali, che si dilatano nel tempo fino a lambire quello in cui tu stesso vivi e ti proponi, in attesa che il mondo si accorga di quale sia la fonte sicura a cui attingere per imparare. Insegnare non è facile. Non è facile predisporre gli animi, guidarli a una presa di coscienza che diventi anche promozione d’idee, pensieri, dubbi, perplessità, emozioni e volontà. Non l’assunzione stereotipata o mnemonica, ma una cultura di capacità introspettiva e rielaborativa, di analisi e di sintesi capace di scivolare razionalmente, con cautela e coraggio, nelle profondità di una storia che insegna passando con discrezione attraverso la voce ufficiale dei suoi rappresentanti. Il cammino non è mai sbrigativo, tanto meno ripetitivo, non è mai vecchio, ma sempre nuovo, non soffre di crisi d’identità, perché l’identità la ricrea ogni volta con i suoi tempi, le sue meditazioni, i suoi punti di vista, i suoi confronti. Ripercorrendo quella poesia della Commedia riscopri la vita con le sue essenze, quelle che si legano all’idea della bellezza, della magia e del mistero, intuendo che non c’è vita senza ricrearne una ancora più intensa, ampia e stimolante, senza ascoltare la voce di un silenzio che parla da lontano, invitando a leggere con più cura i volti e le storie. Ti stupisci che un uomo, in un tempo così lontano, abbia potuto disegnare un viaggio dove ogni azione si riveste di responsabilità, dove la ragione e la fede diventano l’una complementare all’altra e dove a ogni errore corrisponde la sua pena, il suo dolore, la sua sofferenza. Nella poesia della Commedia si legge il volto profetico dell’animo umano, la sua stupefacente visione profetica, la capacità di uscire dal materialismo per abbracciare anche solo l’idea di un mondo in cui si possa cadere e rialzarsi, perché esiste la via intermedia della salvezza. E’ una poesia apparentemente crudele, fatta di allegorie e di figure retoriche che si rincorrono, ma solo perché la scena sapientemente predisposta abbia un obiettivo preciso, fornire all’uomo una via d’uscita. Leggendola, ti rendi conto che quell’autore aveva il dono profetico di saper leggere l’animo umano, le sue aspirazioni, le sue cadute e le sue riprese, aveva l’inprinting di un’ispirazione divina sapientemente collocata in una storia soggetta ad ambiguità, vuoti e incertezze. La poesia della Commedia segna un passo avanti sulla via di un’autodeterminazione in cui spesso l’azione è privata di quella sostanza etica, che le permetta di ricreare anche una piccola fetta di felicità. Nel consumismo sociale che soffoca si può calare il respiro leggero di una poesia che educa alla visione di un mondo dove c’è ancora spazio per la salvezza. Virgilio e Beatrice ci inducono a riflessioni profonde, capaci ancora oggi di offrire spunti interessanti per una riflessione profonda sui valori di un’esistenza che spesso sfugge di mano e in cui la ragione non basta, a ridurre il vuoto di un’umanità sempre più preda dell’ambiguità e dell’incertezza.