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Terza Pagina

FORSE LA SCUOLA DOVREBBE ENTRARE NELLA BOTTEGA DI GIANFRANCO CAPORALI

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Gianfranco Caporali nella sua bottega

 

Chi entra nella bottega di un maestro ebanista e falegname come Gianfranco Caporali non può non provare un sussulto, è un po’ come se all’improvviso si rendesse conto che esiste davvero l’altro mondo di cui avevano parlato, quello che non avevamo mai preso in considerazione, perché annebbiati e confusi da un consumismo fuorviante. E’ incredibile scoprire direttamente sul campo come anche la materia abbia una voce. Si tratta di una voce sottile, garbata, quasi impercettibile, che abbisogna di silenzi, di sguardi, di aperture mentali, di connessioni, di pacate meditazioni e riflessioni. Quando t’imbatti nel mobile della bottega di Caporali, non parli, ti lasci condurre dal gioco delle emozioni, osservi, pensi, cerchi di capire come possano umanissime mani corrispondere in modo così adeguato ai dettami di una bellezza che si espone in un complicatissimo gioco di forme e sofisticate strategie. Osservi, e lasci che quella materia si riveli, parli con il linguaggio delle sue venature, dei suoi profumi, delle sue forme, della fragrante duttilità di un legno che si piega alla creatività di chi lo sa riconoscere, capire, scegliere, modellare e con il quale intrattiene rapporti di umanissima intimità. E’ l’intimità dell’artigiano che diventa artista, che consegna alla materia il suo diritto di poter dimostrare come tutto abbia un senso, un’utilità, un fine, uno scopo cui appellarsi per dimostrare che la vita esiste ed esiste sempre, anche quando ai più appare immobile, inanimata, apparentemente incapace di emozionare. Il maestro non usa molte parole, consegna una forma, la sottopone a uno sguardo, costringe anche senza volerlo a capire il senso di qualcosa che si anima solo se tu la sai riconoscere, capendo che la sua vita dipende dalla tua, per uno straordinario e misterioso gioco di connessioni e corrispondenze. Nella bottega di Gianfranco Caporali c’è spazio per un’educazione alla vita, per un’educazione al fare, per un tempo in cui l’analisi diventa sintesi e dove diventa possibile capire quale differenza intercorra tra l’arte e il dramma, la passione e la tolleranza, la visione e la contemplazione, la poesia dello sguardo e la poesia di un lavoro che diventa arte. Forse la scuola ha bisogno di riappropriarsi di una bellezza di cui il maestro artigiano è fedelissimo custode e paziente estimatore.

Gianfranco Caporali è un maestro ebanista e falegname insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro nel 1989 dal Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi e premiato nel dicembre del 2007 dalla Regione Lombardia come “Artigiano Eccellente” nell’ambito del progetto ARTIS. In oltre sessant’anni di attività ha creato pezzi unici firmati, in legno massello, mobili su misura in stile classico e moderno, arredamenti completi in ogni dettaglio, realizzati con legni pregiati come il noce nazionale e il ciliegio. La profonda conoscenza del legno e una lunga esperienza gli hanno permesso di affrontare con successo il restauro e la riparazione di mobili antichi. Grazie alla straordinaria sensibilità, alla sua innata creatività ha dato vita a lavori arricchiti da preziose tarsie. Ha realizzato numerose opere a carattere religioso, donate a istituzioni ecclesiastiche. La Via Crucis, tarsie raffiguranti santi e patroni e un quadro dell’Ultima Cena sono visibili presso la Parrocchia di san Giulio e presso il Santuario Madonna delle Grazie dei Frati Minori di Monza. Si è dedicato con passione a un altro grande hobby: rivisitare e restaurare moto e auto, realizzando carrozzerie in legno perfettamente funzionanti. Nella sua vita ha avuto una parte fondamentale anche la fisarmonica. A ottantasette anni lavora con grande impegno e passione alla realizzazione di nuove e importanti opere in legno pregiato.

 

Articolo di Felice Magnani