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OGNI PAROLA, UNA STORIA

Parole che volano
di felice magnani
Ogni parola ha una storia, una sua struttura, un suono che la differenzia dalle altre. Ha una funzione, un’immagine, un significato palese e uno recondito, un modo personale di emozionare chi la pronuncia e chi la ascolta. La parola è un’invenzione straordinaria. E’ l’evidenza di un cammino che ha voluto uscire dall’anonimato per creare relazioni, rapporti, contatti, per racchiudere in un suono la bellezza di ciò che l’uomo sente, avverte, vede, ascolta, prova, è una sorta di bacchetta magica che nasce dalla spontaneità degli esseri umani e della loro volontà di esprimere quel mondo dei sentimenti e delle emozioni che gli naviga dentro. A volte non ne basta una, ce ne vogliono cento, mille, a volte è sufficiente anche un solo suono per predisporre l’animo, per dare un senso a ciò che sentiamo, contempliamo e amiamo. In certi casi la parola è povera, essenziale, volgare, riduttiva, popolare, in altri è ricca, ridondante, carica di significati, suoni, emozioni. La parola ha una sua dignità: è morale, etica, tende a distinguersi, a porre misure e distanze, in alcuni casi diventa sublime, aristocratica; a tratti si compiace di originalità, essenzialità, è come se volesse dimostrare che la voce è fatta anche di caratteri che prendono forma e si esprimono, lasciando il cammino aperto alla ricerca e alla speranza. Nella parola c’è dunque la storia dell’uomo, il suo modo di essere e di diventare, c’è lo spirito di una natura che si accende, che vuole arrivare, farsi sentire, capire, che rivendica il diritto alla solitudine, al silenzio, alla conservazione. Tutto si raccoglie nella bellezza e nella dolcezza di un suono, nell’ armonia di radici, corpi e desinenze che collaborano a riunire e a formare rime e ritmi, suoni apparentemente brevi e fragili, ma sempre pronti a rivendicare un diritto all’audizione, all’emozione, alla capacità di indicare un orizzonte umano ancora più umano. Nella parola si raccoglie la storia di ciò che eravamo e di ciò che siamo, entrare al suo interno ci consente di fare confronti, di tentare percorsi, di consolidare e potenziare la nostra cultura, di capire dove abbiamo sbagliato e quale sia invece la strada giusta da seguire. La storia della parola è quella di una lingua che è nata col desiderio di unire, formare, di risvegliare un popolo sottomesso e deriso, di creare umanità e solidarietà, di rendere più forti i vincoli di chi ha cercato disperatamente di trovare una identità, qualcosa che lo facesse sentire meno solo, più unito. La storia della parola non si ferma mai, prosegue tra alti e bassi, entrando nel vivo delle comunità per rianimarle, per farle sentire più vive, più unite, più capaci di comunicare un consenso o un dissenso. Non sempre il progresso ne delinea la forza e l’autenticità, in molti casi infatti si perde per strada, si sente sola e abbandonata e la tendenza è quella di chiudersi, di non trovare la forza di rinnovarsi senza scomporre ciò che è stato composto con grande genialità e creatività. La lingua ha il grande compito di riaprire la strada, di ricomporre vuoti e silenzi, di restituire all’umanità la sua vocazione alla cultura, la spinta a quell’identificazione letteraria, politica e sociale che mantiene viva la forza e la bellezza dei suoni. Ogni parola ha una storia da raccontare, un’emozione da regalare, per questo difende a spada tratta i suoi diritti, in particolare quelli che si legano al suo perenne desiderio di aiutare l’uomo ad essere migliore.