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UN ANNO E’ PASSATO

1200px Presidente Sergio Mattarella

di felice magnani

Il Presidente della Repubblica ha dribblato con molta diplomazia i drammi di questo anno appena trascorso, li ha raccolti nell’unica conferma e cioè quella che da anni le nostre generazioni vivono in pace. Sono anni dunque che le guerre le studiamo sui testi di storia e non le viviamo, sono anni che le giovani generazioni non devono più partire per il fronte o per quelle maledette trincee in cui migliaia e migliaia di uomini sono morti senza speranza, tra sofferenze fisiche e morali d’inaudita violenza. L’affermazione del presidente Mattarella è vera e profonda, nasce dalla convinzione che nonostante i drammi e le crisi profonde della nostra democrazia, il popolo non ha dovuto imbracciare le armi, ma si è prodigato al massimo delle sue possibilità per aiutare il prossimo, anche in quei casi in cui il prossimo non è stato all’altezza della fiducia riposta. Un popolo dunque che è cresciuto nonostante le difficoltà che ha dovuto subire nella famiglia, nel lavoro, nella società civile, nel suo rapporto quotidiano con le istituzioni. Da una parte il plauso del presidente allo spirito di un popolo che ha fatto propri alcuni degli insegnamenti fondamentali della storia, dall’altra la speranza che i molti problemi ancora sul campo si possano risolvere nel rispetto di una Costituzione, definita e riaffermata Casa comune degl’Italiani. Un anno complesso quello appena trascorso, che ha messo in piena evidenza la storia di un mondo che sta cambiando, che chiede nuovi spazi e nuove certezze, un mondo in cui mutano i rapporti di forza e in cui le democrazie, anche quelle più antiche, avanzate e protette, si trovano spesso in difficoltà, incapaci in molti casi di ridefinire o creare nuovi diritti e nuovi doveri. Esiste dunque un mondo che si sta muovendo in cerca di nuove opportunità, di quelle ricchezze che spesso coincidono con valori di natura morale, sociale, culturale, materiale, costituzionale. Si tratta di un mondo da educare, orientare, armonizzare, in sui s’incontrano e scontrano differenze e diffidenze, capacità e incapacità e dove spesso ciò che è diritto e dovere per uno non lo è per l’altro. E’ all’interno di questo grande rimescolamento che l’uomo cerca le sue risposte, fa i suoi confronti, costruisce le sue identità, è costretto a mediare tra ciò che ha lasciato e il nuovo che incontra. Si tratta di uno sforzo complessivo che potrebbe cambiare il volto stesso della storia. Nella realtà di oggi non c’è nulla di stabile e definitivo. Tutto procede a strappi, tra alti e bassi. A tratti si presenta con orizzonti atipici, dove spesso non cogli il nesso o la verità, ma di cui percepisci il desiderio di volare sopra le distinzioni e le differenze che per anni hanno creato lotte e incomprensioni. Ci sono momenti in cui ti rendi conto che non sia possibile fare previsioni. Le onde che ci stanno di fronte sono ancora troppo alte e lunghe. Viviamo una storia dunque che non finisce di sorprendere, che si alterna tra vecchi timori e nuovi entusiasmi, tra antiche stabilità e nuove certezze, che ha bisogno di essere studiata, capita, messa nella condizione di produrre fiducia, ricchezza e speranza. Il presidente Mattarella ha posto con molta intelligenza l’accento su questa storia in movimento, nelle sue componenti individuali e collettive, di cui in molti casi si colgono appena i fermenti e che ha quindi bisogno di tempo e cura per produrre quel nuovo che tutti attendono. Si tratta di un percorso passibile di nuove aggiunte, di nuovi traguardi, in cui gli obiettivi hanno bisogno dello spazio e del tempo necessari per disegnare un mondo più moderno e compatto, capace di affrontare le sfide del futuro. L’anno appena trascorso è stato quello delle tante vittime del fanatismo e delle precarietà, ci ha insegnato che non si deve mai dare nulla per scontato e che il passato insegna molto più di quanto si possa immaginare. L’anno che ci attende dovrebbe essere quello di una ripresa che corre di pari passo con quell’idea costruttiva nella quale si compie il destino comune degli esseri viventi. Forse bisognerà di nuovo rimboccarsi le maniche, dimostrando che bisogna saper investire sulle cose che contano, quelle che hanno un senso, che ci permettono di rimanere in vita quando la tempesta sembra avere la meglio. Per tutto questo c’è bisogno di gente onesta, con le idee chiare, gente che conosce bene il significato della parola servizio e il senso lungimirante della speranza umana. E’ in questa prospettiva che i cittadini si predispongono, uniti alle parole molto ponderate e anche abbastanza profetiche di un presidente chiamato ad esserlo in uno dei momenti più difficili della nostra vita repubblicana.