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MARTIN LUTHER KING: IO HO UN SOGNO

luther king

di felice magnani

Tra i grandi personaggi che hanno attraversato il nostro cammino c’è quel nero afroamericano che in quell’ormai lontanissimo 1963 lanciava il suo messaggio profetico a un’America desiderosa di invertire la rotta e di puntare decisamente sull’eguaglianza razziale, abbandonando la discriminazione e l’apartheid. Lo abbiamo visto e ascoltato mentre configurava e definiva il suo sogno di vedere un paese veramente libero dalle catene razziali, dove l’umanità non avesse colore o preminenza o presunzione e dove ogni differenza fosse il frutto di un impegno sociale chiaro e determinato. Abbiamo seguito quelle parole con ammirazione e con attenzione, perché capivamo che avevano il dono della profezia, entravano nei cuori come un fiume in piena, portando via anni di incrostazioni, di odi e di sopraffazioni, per restituire alla dignità umana una storia senza colore, fatta soprattutto di impegno e solidarietà, di giustizia e di legalità, di impegno comune contro ogni tipo di prevaricazione. Martin Luther King disegnava un mondo nuovo, libero dai pregiudizi e dai vincoli di una storia inventata da chi pensava ingiustamente che il colore potesse determinare una diversità. Lo abbiamo religiosamente ascoltato, ci siamo emozionati, non ci siamo persi neppure una virgola di quel discorso pieno di intelligente disponibilità profetica, di nuova cultura sociale, di slancio umanitario, dove il nodo di tutto era in una libertà vera, cosciente, guidata e gestita dalla persona umana e dalla sua capacità di esprimere tutta la forza e la bellezza della vita. In quel discorso pronunciato il 28 agosto 1963, Martin Luther King lanciava all’America il suo accorato appello: “Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!”. Il tempo è passato e la storia è andata avanti. I massimi sistemi hanno modificato le loro regole, hanno capito che qualcosa di importante doveva succedere, hanno fatto in modo che le vecchie remore lasciassero il posto a una radicata ragionevolezza di costume, a regole nuove, più vere, più umane, capaci di affratellare e di consolidare umanità e culture, ma qualcosa di inevaso è rimasto nel cuore e nella mente di molte persone, qualcosa che neppure la storia è riuscita a cambiare. In un mondo dove le società, i costumi, le culture e le religioni sono in continuo movimento, il tema razziale si ripresenta con toni e modalità diverse, ma ripropone pensieri e riflessioni, desideri e volontà capaci di creare ponti sicuri per nuovi incontri, nuove relazioni. Di quel sogno rimane l’auspicio che molto ci sia ancora da fare e che non bastino sistemi diversi per modificare un punto di vista, una cultura, un modo di essere. Forse occorre lavorare sull’interiorità, sull’amicizia, sulla capacità umana di solidarizzare per affrontare i grandi temi e gli ostacoli che l’attendono sul suo cammino.