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CHI SONO, COSA VOGLIO, PERCHE’ FACCIO QUESTO, QUAL E’ IL FILO CONDUTTORE DELLA MIA VITA?

chaffin sogno

di felice magnani

I grandi temi della filosofia antica sono stati quelli che mettevano in primo piano la conoscenza come fenomeno persuasivo, capace di dare risposte, di creare interesse circa la condizione dell’essere umano nelle sue variabili etiche, morali, individuali, sociali, politiche e religiose. La disposizione naturale all’indagine introspettiva, corroborata e supportata da una ferma volontà culturale, ha sempre scosso il torpore vegetativo, quello che si accontentava del dato sensoriale, dell’edonismo allo stato puro, quello che non aveva il timore di cadere nel vuoto, in quel nulla dal quale sarebbe riuscito difficile uscirne indenni. Per molto tempo l’uomo ha cercato disperatamente di trovare le fonti della sua esistenza, lo ha fatto usando l’unico strumento possibile sul piano umano, quella ragione a cui affidava e affida ancora oggi la possibilità di trovare risposte esaurienti. Si sa però che la condizione umana, per quanto materia di studi e di approfondimenti, resta pur sempre qualcosa di umanamente difficile da definire, per le varie e diffuse implicanze che la compongono e la determinano. Lo aveva ben capito Giacomo Leopardi, che di ragione se ne intendeva, lo avevano capito anche i signori dell’Illuminismo, che pure approdavano a considerazioni interessanti su molti temi e problemi della vita umana, così come lo avevano capito i signori del positivismo e quelli del razionalismo. La razionalità, per quanto foriera di mezzi e strumenti, da sola non basta, non basta la nitida chiarezza del dato matematico per rispondere in pienezza a quel patrimonio di intelligenza morale che frulla non solo nelle parti note, ma soprattutto in quell’area di cui avvertiamo la presenza, pur senza coglierne il dato sensoriale, quello che si lascia toccare da varie forme di praticismo. I temi sono ancora quelli, così come gli interrogativi e come i misteri, le incompiute, le ansie e le intuizioni, c’è ancora un mondo che, per quanto scavato e indagato, appare lontano dal poter essere coinvolto nella nostra presunta saccenza intellettuale. In molti casi siamo ancora quelli che hanno bisogno della poesia per superare le crisi d’identità, per cercare un conforto a ragioni che stanno in piedi solo parzialmente e che vengono continuamente messe in discussione da qualcosa che ha a che vedere non solo con il meccanicismo, ma anche con un mai sopito desiderio di spiritualità. Forse mai come in questo momento, dominato dal mostro tecnologico con le sue spirali, l’uomo sente il desiderio di ripensare e di riprendersi la voglia di sondare per capire come e dove posizionare il proprio desiderio di autocompensazione. Dopo varie ondate di modernità apparente, ecco che si profila di nuovo il problema di recuperare un’identità più definita, in cui sia evidente quella dignità della persona umana, che trova nella coscienza dell’interiorità la sua fonte di provenienza e di approvvigionamento. Siamo di nuovo in un’area critica, disposta su un terreno friabile, che tende a scivolare, perché non trova argini sicuri entro i quali definire compiutamente il proprio essere. Viviamo il tempo del conflitto permanente, di una litigiosità diffusa, di una presunzione oltremisura, dove spesso il concetto di libertà perde di consistenza costituzionale e si frantuma nelle mille arbitrarietà del genere umano. Forse viviamo un tempo alternativo, in cui si mescolano riverberi del passato a tendenze non ben definite del presente, si tratta forse di un tempo caratterizzato dal superamento e dall’ avvicinamento a posizionamenti in cui la natura umana possa di nuovo trovare conforto ideale nella consapevolezza e nella certezza che la libertà non sia un’arma con cui colpire, ma un validissimo strumento di approfondimento umano, di comprensione e di dialogo sistematico, mediante il quale rendere sempre più accessibile il campo delle relazioni. Porsi delle domande è necessario per confermare la forza di una presenza, il senso profondo di una identità, che esiste per consentire a ciascuno di capire realmente quale sia la funzione che la natura assume in un contesto in cui tutti hanno bisogno di tutti. Capire qual è il filo conduttore della propria vita è il modo migliore per dare un senso compiuto alla presenza, evitando di gettare al vento ricchezze preziose che ciascuno porta con sé fin dalla nascita.